
Donald Trump si prepara anche allo scenario che potrebbe complicare gli ultimi due anni del suo mandato: perdere il controllo del Congresso americano alle elezioni di Midterm di martedì 3 novembre. Il presidente ha già annunciato come intende reagire a un’eventuale vittoria democratica. «Diventerò Mr. Veto», ha dichiarato al New York Post, spiegando che bloccherà le leggi dell’opposizione per costringerla a trattare. Ma dietro questa dichiarazione c’è una strategia più articolata, con cui la Casa Bianca sta cercando di garantirsi gli strumenti per continuare a governare anche senza una maggioranza parlamentare.
La campagna elettorale si chiude in un clima di forte tensione politica, con i repubblicani impegnati a difendere anche seggi considerati fino a poco tempo fa relativamente sicuri. Trump ha rimesso in programma comizi in Kansas e Iowa, mentre il dibattito elettorale è dominato dal costo della vita e dall’inflazione, aggravata dalle conseguenze economiche della guerra in Iran. Dopo i festeggiamenti di Halloween a Mar-a-Lago, il presidente ha scelto di moltiplicare le apparizioni pubbliche, prevedendo anche un intervento a Washington, nei pressi del Lincoln Memorial, per l’ultimo appello agli elettori.
Camera e Senato, i due scenari per la Casa Bianca
La partita decisiva riguarda gli equilibri tra i due rami del Congresso. Alla Camera dei rappresentanti, dove i repubblicani dispongono di una maggioranza molto ridotta, i democratici puntano a riconquistare il controllo. Al Senato, dove il Partito repubblicano parte da 53 seggi contro 47, la battaglia coinvolge diversi Stati, tra cui Texas, Ohio, Iowa, Alaska, Maine, North Carolina e Kansas. Il risultato determinerà quanto spazio di manovra resterà al presidente: perdere soltanto la Camera avrebbe conseguenze molto diverse dal ritrovarsi entrambi i rami del Parlamento controllati dall’opposizione.
Trump ha già spiegato che, qualora i democratici conquistassero entrambe le Camere, utilizzerebbe sistematicamente il potere di veto per bloccare i provvedimenti approvati dal Congresso. La sua convinzione è che, dopo qualche mese di paralisi legislativa, gli avversari sarebbero costretti a cercare compromessi con la Casa Bianca. Se invece i repubblicani conservassero il Senato, potrebbero fermare direttamente molte iniziative democratiche, senza obbligare il presidente a intervenire. In entrambi gli scenari, tuttavia, una Camera controllata dall’opposizione renderebbe molto più difficile approvare nuove leggi e finanziare le priorità dell’amministrazione.
Il piano per governare senza maggioranza
La Casa Bianca sta quindi preparando strumenti alternativi all’attività legislativa ordinaria. Il direttore del bilancio Russell Vought sta esaminando le possibilità di riorientare le risorse già stanziate dal Congresso verso gli obiettivi dell’amministrazione, nei limiti dei poteri dell’esecutivo. Parallelamente, il vicecapo di gabinetto Stephen Miller lavora a un elenco di provvedimenti che Trump potrebbe adottare attraverso ordini esecutivi. Resterebbero inoltre nelle mani del presidente importanti prerogative in politica estera e nella gestione delle forze armate, pur nel quadro dei controlli e dei poteri costituzionali del Congresso.
Il problema non sarebbe soltanto legislativo. Una maggioranza democratica alla Camera potrebbe aprire una nuova stagione di inchieste parlamentari sull’amministrazione, convocando funzionari, richiedendo documenti e sottoponendo a un controllo più serrato le decisioni presidenziali. Anche per questo la squadra di Trump sta studiando come affrontare il possibile confronto istituzionale. Le Midterm del 3 novembre potrebbero dunque segnare l’inizio di una fase completamente diversa della presidenza: meno spazio per nuove leggi, maggiore ricorso ai poteri esecutivi e uno scontro permanente con il Congresso destinato a caratterizzare i successivi due anni.


