Vai al contenuto

Caso ricina, Gianni Di Vita rompe il silenzio sulla morte di moglie e figlia: “Se fosse stato un delitto, per me sarebbe una seconda tragedia”

Pubblicato: 05/11/2026 17:41

«Io sono un padre e sono un marito, mi aggrappo a tutto ciò che potrebbe indicare che non sia stato un delitto». Sono parole cariche di dolore quelle pronunciate da Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, tornato a parlare pubblicamente della morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, di appena 15 anni, decedute durante le festività natalizie dello scorso anno in seguito a un avvelenamento da ricina.

A distanza di oltre dieci mesi dalla tragedia, le indagini della Procura di Larino e della Squadra Mobile di Campobasso proseguono per chiarire come le due donne siano entrate in contatto con la sostanza tossica e se dietro la loro morte ci sia stata un’azione intenzionale.

Intervistato da Teleregione, Di Vita ha raccontato la sofferenza vissuta in questi mesi, le difficoltà affrontate insieme all’altra figlia e il peso delle indiscrezioni che continuano a circolare sul caso.

«Spero che non sia stato un omicidio, sarebbe una seconda tragedia»

Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda proprio la possibilità che la morte di Antonella e Sara sia stata provocata volontariamente.

«Io sono un padre e sono un marito, mi aggrappo a tutto ciò che potrebbe indicare che non sia stato un delitto perché per me sarebbe una seconda tragedia», ha dichiarato Di Vita.

L’ex sindaco non nasconde di sperare che gli accertamenti possano portare a una conclusione diversa da quella di un duplice omicidio.

«Io spero e mi auguro che la verità sia questa, è una speranza ma non è del tutto infondata ma credo che sia legittimo che io lo pensi perché io sono il marito di Antonella e il padre di Sara».

Di Vita ha spiegato che, dal suo punto di vista, scoprire che qualcuno abbia deliberatamente provocato la morte delle due persone a lui più care rappresenterebbe un ulteriore trauma.

«Sapere che è stato commesso un delitto per me sarebbe una seconda tragedia, questo si deve capire. La cosa peggiore è successa a Natale».

Si tratta di una speranza personale, non di una conclusione investigativa: saranno gli accertamenti a stabilire le circostanze dell’avvelenamento.

«Voglio la verità per mia figlia, un giorno mi chiederà cosa è successo»

Durante l’intervista, Gianni Di Vita ha respinto con forza l’idea che possa non voler conoscere la verità sulla morte della moglie e della figlia.

«Tutti mi chiedono: ma vuoi la verità? Ma come sarebbe possibile non volerla? Specialmente nella mia situazione», ha affermato.

L’ex sindaco ha contestato anche il significato che, a suo giudizio, viene attribuito a questa domanda.

«Se io non volessi la verità, vuol dire che avrei qualcosa da nascondere, che sarei colpevole? Ma che domanda è?».

La sua preoccupazione più grande riguarda soprattutto l’altra figlia, che sta cercando di ricostruire la propria vita dopo la perdita della madre e della sorella.

«Io voglio la verità. La voglio per giustizia, e la voglio perché io e mia figlia non saremo mai sereni se non ci sarà questa verità».

Di Vita ha poi immaginato il momento in cui, tra qualche anno, la ragazza potrebbe tornare a chiedergli spiegazioni su quanto accaduto.

«Mia figlia mi chiederà: papà, che è successo quella notte? Che è successo in quelle due notti? Ma io che posso risponderle?».

«In dieci mesi ho cambiato quattro case»: la vita stravolta dopo la tragedia

L’ex sindaco ha raccontato anche le conseguenze che la vicenda ha avuto sulla quotidianità della famiglia.

Dopo la morte di Antonella e Sara, lui e l’altra figlia hanno dovuto affrontare diversi trasferimenti, nel tentativo di trovare maggiore tranquillità lontano da Pietracatella.

«In questi dieci mesi io ho cambiato quattro case, cioè non so se ve ne rendete conto», ha spiegato.

Uno degli spostamenti è stato determinato dalle esigenze scolastiche della figlia.

«Siamo dovuti scappare a Campobasso perché mia figlia aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare una casa a Campobasso».

La permanenza nel capoluogo molisano è durata circa due mesi, ma anche quella sistemazione non ha rappresentato una soluzione definitiva.

«Siamo stati due mesi a Campobasso, ma è possibile vivere così? Da non imputato, tra l’altro».

Con quest’ultima precisazione, Di Vita ha voluto sottolineare la propria posizione rispetto alle indagini, ricordando di non essere imputato nel procedimento.

Le indagini sulla ricina e lo sfogo contro le indiscrezioni

La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita continua a essere al centro degli accertamenti degli investigatori molisani.

La presenza della ricina, una sostanza altamente tossica, ha reso necessario ricostruire le modalità dell’esposizione e individuare l’eventuale origine dell’avvelenamento.

Restano da chiarire diversi aspetti della vicenda, compresa l’eventuale responsabilità di terze persone.

Nel frattempo, Di Vita denuncia il peso delle continue ricostruzioni giornalistiche e delle domande che gli vengono rivolte.

«Non so più a chi fare appello e mi è stato rimproverato di non fare appelli. Ogni giorno ne esce una nuova sui giornali. Ma posso rettificare tutti i giorni?».

L’ex sindaco ha quindi annunciato di non voler più rilasciare dichiarazioni pubbliche.

«Sarà l’ultima volta che parlo, io ve lo dico proprio. Non fermatemi mai più».

L’appello di Gianni Di Vita: «Voglio solo che questa storia finisca»

Nelle parole dell’ex sindaco emerge soprattutto il desiderio di arrivare a una conclusione delle indagini e di poter affrontare il futuro insieme alla figlia sopravvissuta.

«Tutto ciò che accade adesso non mi può far più paura, perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che finisca il prima possibile questa storia».

La sua speranza resta quella di escludere un gesto deliberato, ma il bisogno di conoscere la verità è altrettanto forte.

Per Gianni Di Vita, sapere che cosa sia realmente accaduto durante quelle giornate di Natale significa poter dare una risposta anche alla figlia, rimasta senza madre e senza sorella.

Intanto, la Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso continuano a lavorare sul caso. Saranno gli esiti delle indagini a chiarire se la morte di Antonella e Sara sia stata provocata intenzionalmente e, in tal caso, a individuare eventuali responsabilità.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 05/11/2026 17:42

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure