
Una coppia di genitori è stata condannata dal tribunale per maltrattamenti nei confronti del figlio di 11 anni, costretto a lavorare nella stalla di famiglia fin dalle prime ore dell’alba e spesso picchiato. Al padre è stata inflitta una condanna pesantissima, alla madre una pena altrettanto severa, oltre alla sospensione per lunghi anni della responsabilità genitoriale per entrambi, con una provvisionale immediata di 50mila euro e il risarcimento integrale dei danni da quantificare in sede civile. Una vicenda emersa quasi per caso, tra i banchi di scuola, quando una domanda apparentemente innocente ha fatto crollare il muro di silenzio dietro cui il piccolo viveva da mesi, tra botte, paura, fatica e notti troppo corte, costretto a svegliarsi quando fuori era ancora buio per andare a lavorare tra gli animali, invece di dormire e andare a scuola come tutti i suoi coetanei. Una storia che ha lasciato senza parole giudici, insegnanti e investigatori, e che ora arriva a una prima sentenza di condanna dopo mesi di indagini e di accertamenti.
Come è emerso tutto: la domanda a scuola
La vicenda è accaduta a Montebelluna, in provincia di Treviso. Una coppia di genitori di Montebelluna è stata condannata dal tribunale di Treviso per maltrattamenti nei confronti del figlio di 11 anni, costretto a lavorare nella stalla di famiglia fin dalle prime ore dell’alba e spesso picchiato. Il padre è stato condannato a 5 anni e 6 mesi, la madre a 4 anni. Inoltre, per 11 anni è stata sospesa la responsabilità genitoriale del padre e per 8 anni quella della madre.
La vicenda era emersa a scuola lo scorso anno, quando l’insegnante di sostegno del ragazzino gli aveva chiesto che regalo volesse fare al padre per la Festa del papà. Il ragazzino, piangendo, aveva confessato la triste realtà alla docente che aveva fatto partire la segnalazione che ha portato all’apertura delle indagini e alla sentenza di primo grado di ieri.
Quel pianto, quella confessione sussurrata in classe, ha aperto uno squarcio su una quotidianità fatta di sfruttamento e violenza domestica, lontanissima dall’immagine di una famiglia normale. Da quel momento sono scattati gli accertamenti, gli ascolti protetti, le verifiche sulla stalla e sulle condizioni di vita del bambino.
La sentenza del tribunale di Treviso
I giudici trevigiani hanno disposto anche una provvisionale di 50mila euro, oltre al risarcimento integrale dei danni da quantificare in sede civile.
Oltre alle pene detentive, la sospensione della responsabilità genitoriale – 11 anni per il padre e 8 anni per la madre – segna una frattura definitiva con il passato e apre la strada a un nuovo percorso di tutela e protezione per il piccolo, che ora dovrà essere accompagnato verso una vita finalmente normale, lontano dalla stalla e dalla paura.


