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“Nessuna linea rossa”: ecco l’E6, il supergruppo dell’Unione Europea che vuole sfidare Usa e Cina

Pubblicato: 19/02/2026 12:18

Le tensioni con gli Stati Uniti e la crescente competizione con la Cina spingono le maggiori economie dell’Unione europea a stringere le fila. A Bruxelles prende forma l’E6, un gruppo informale che riunisce Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia con l’obiettivo dichiarato di accelerare la riforma del mercato finanziario europeo e superare gli stalli politici che negli ultimi anni hanno rallentato l’integrazione.
A raccontare la genesi dell’iniziativa è il ministro dell’Economia spagnolo Carlos Cuerpo, che in un’intervista a Politico ha indicato nelle recenti mosse del presidente americano Donald Trump – comprese le minacce di annettere la Groenlandia – il “momento di svolta” che ha convinto i sei Paesi a fare fronte comune.

L’obiettivo: un mercato finanziario più integrato

L’E6 nasce con un obiettivo preciso: mettere sul tavolo le questioni politicamente più delicate per sbloccare dossier fermi da anni, a partire dall’integrazione dei mercati dei capitali e dalla creazione di un sistema finanziario più competitivo, in grado di reggere il confronto con Stati Uniti e Cina.

Secondo Cuerpo, senza un salto di qualità l’Europa rischia di restare schiacciata in un contesto geopolitico sempre più transazionale. Il gruppo punta quindi a proporre soluzioni concrete già al prossimo Consiglio europeo di marzo, coordinando anche le posizioni in vista dei vertici del G7 su temi strategici come l’accesso a materie prime rare e critiche, dopo le minacce di restrizioni all’export da parte di Pechino.

Il messaggio è chiaro: “Nessuna linea rossa” nelle discussioni. Tradotto, disponibilità a mettere in discussione assetti consolidati pur di rendere l’Unione più efficiente nelle decisioni economiche.

Il nodo dell’Europa a due velocità

Non mancano le critiche. Paesi come Irlanda e Portogallo temono che l’E6 possa trasformarsi nel motore di un’Europa a due velocità, dove le grandi economie finiscono per dettare l’agenda, marginalizzando gli Stati più piccoli, soprattutto su temi sensibili come la creazione di un’autorità di supervisione sui maggiori attori finanziari del blocco.

In parallelo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rilanciato l’idea di procedere con la “cooperazione rafforzata” qualora l’Unione del risparmio e degli investimenti non facesse progressi entro giugno. Tra le prime misure in arrivo figura il cosiddetto “28° regime”, un quadro giuridico europeo uniforme che dovrebbe entrare in vigore il 18 marzo per facilitare l’operatività delle imprese in tutto il mercato unico.

La scintilla: la crisi atlantica

La nascita dell’E6 affonda le radici in una riunione informale a Bruxelles, durante un Ecofin di gennaio. L’assenza di un vero dibattito politico sulle tensioni con Washington – in particolare sulle dichiarazioni di Trump relative alla Groenlandia e al ruolo della Nato – avrebbe provocato la reazione del ministro spagnolo.

Pochi giorni dopo, Francia e Germania hanno raccolto l’assist, accelerando i contatti. Nel giro di una settimana è stato organizzato un primo incontro virtuale tra i sei Paesi.

Il segnale politico è evidente: davanti a un mondo sempre più competitivo e polarizzato tra Washington e Pechino, una parte dell’Europa vuole smettere di inseguire e iniziare a decidere. Resta da capire se l’E6 sarà il motore di una nuova fase di integrazione o il preludio a un’Unione più divisa.

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