
Nuove indagini e ulteriori accertamenti tecnici riaprono il fronte investigativo sulla morte di Dora La Greca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana (provincia di Salerno), precipitata nuda quattro anni fa dal balcone di un appartamento al quarto piano di via Di Giura a Potenza, dove conviveva con il fidanzato. L’uomo, Antonio Capasso, è indagato per induzione al suicidio nell’ambito dell’inchiesta della Procura potentina. Ora le verifiche si concentreranno sul suo cellulare.
Ieri mattina, 19 febbraio, si è svolta l’udienza per la nomina del nuovo consulente tecnico incaricato di esaminare lo smartphone. Il giudice per le indagini preliminari, Salvatore Pignata, ha affidato l’incarico a Silverio Greco. Le operazioni prenderanno il via il 4 marzo, concesso un termine di 60 giorni per il deposito della relazione, mentre la prossima udienza è stata fissata al 23 giugno.
La decisione arriva dopo che il gip ha accolto l’opposizione all’archiviazione disposta dalla Procura, presentata dagli avvocati della famiglia La Greca, Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca. Nel provvedimento si sottolinea la necessità di verificare l’eventuale presenza di file cancellati e non ancora recuperati dal telefono di Capasso, che potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dei fatti.
Secondo quanto sostenuto dai legali della famiglia, il cellulare potrebbe contenere elementi rilevanti. Il dispositivo sarebbe rimasto per due giorni nell’auto di Capasso e, stando a quanto emerso dalle indagini difensive, il giovane si sarebbe successivamente recato in un’area dove operano negozi specializzati in modifiche agli smartphone.

Le verifiche sul telefono mirano a stabilire se vi siano messaggi, chiamate o altri dati che possano fornire indizi sulle ore precedenti la morte della giovane. Gli esperti tecnici cercheranno anche di recuperare eventuali file cancellati o nascosti che potrebbero chiarire le responsabilità del fidanzato.
Sulla vicenda è intervenuta anche Michela Lagreca, sorella della 30enne morta, che ha ribadito come il dispositivo fosse nella disponibilità di Capasso. «Si è giustificato dicendo di non essersi accorto per giorni che quel cellulare era in auto – ha detto – nessuno ha indagato sul perché quel telefono fosse lì. In quell’auto mia sorella non è assolutamente salita prima della sua morte».
La famiglia ha inoltre evidenziato i numerosi punti oscuri nella vicenda, chiedendo che tutte le tracce digitali e fisiche vengano analizzate a fondo per ricostruire la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità penali.
Gli avvocati della famiglia continueranno a seguire da vicino le operazioni sul telefono, ritenendo che possano emergere elementi utili a chiarire se la morte di Dora sia stata un tragico incidente o il frutto di comportamenti illeciti del fidanzato.
La Procura di Potenza mantiene il massimo riserbo sull’inchiesta, mentre la comunità di Montesano sulla Marcellana segue con attenzione l’evolversi delle indagini, nella speranza di fare piena luce su una vicenda ancora avvolta nel mistero.


