Vai al contenuto

“Cosa diceva di Visintin”. Liliana Resinovich, la rivelazione della cugina

Pubblicato: 21/02/2026 19:56

Una ferita che non si rimargina. A Verissimo parla Silvia Radin, cugina di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022. Il caso è ancora oggetto di accertamenti giudiziari, tra perizie e approfondimenti tecnici.

La Procura di Trieste ha più volte ribadito la complessità delle indagini, che negli anni hanno richiesto ulteriori verifiche e consulenze. In questo contesto si inseriscono le parole di Silvia, che in televisione ha espresso la posizione e il dolore della famiglia.

«Per noi non è stato un suicidio», ha dichiarato con fermezza. «La conoscevamo, sapevamo cosa era la vita per lei. È sempre stata un’amante della vita». Una convinzione che i parenti continuano a ribadire, a distanza di oltre quattro anni dalla scomparsa.

Radin ha poi parlato di presunti errori compiuti nelle prime fasi: «Dalla sera del ritrovamento sono stati fatti tanti errori, hanno inquinato le prove, hanno impacchettato Liliana con tutte le prove… l’hanno spostata». Parole che riflettono la sfiducia della famiglia su alcuni passaggi iniziali dell’inchiesta.

Un passaggio è stato dedicato a Claudio Sterpin, definito “amico speciale” di Liliana. «Claudio ha trascurato la sua salute per combattere per Liliana», ha detto Radin, ricordandone l’impegno e sottolineando di non essere stata a conoscenza della loro presunta storia sentimentale.

Sul matrimonio con Sebastiano Visintin, la cugina ha raccontato la propria percezione: «Lei era sempre un po’ triste. Nell’ultima vacanza non c’era entusiasmo. Non era felice con il marito. Era assuefatta». Parole che descrivono un rapporto, a suo dire, segnato da tensioni.

Radin ha parlato anche di incongruenze: «Noi sappiamo che Sebastiano ha detto bugie. Abbiamo dato spunti agli inquirenti, ma non possiamo sostituirci a loro». E ancora: «Dal primo giorno della scomparsa disse: “È salita in auto con qualcuno”. Poi è emerso Claudio. Prima diceva di non conoscerlo».

La sofferenza della famiglia resta centrale: «Nella spazzatura è stata ritrovata e nella spazzatura è stata sepolta. Perché non ce la riportano a casa? Abbiamo un buco nel cimitero, ma non possiamo portare i fiori in un buco vuoto». Un appello carico di dolore e attesa.

Mentre le indagini proseguono per fare piena luce sulla morte di Liliana Resinovich, le parole della cugina restituiscono il senso di una attesa straziante, tra richieste di verità e il desiderio di poter finalmente chiudere una ferita che, per la famiglia, è ancora aperta.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure