
La prima serata del Festival di Sanremo 2026 è partita tra luci, applausi e momenti che hanno già cominciato a far discutere. Il Teatro Ariston si è acceso e lo show è scivolato via con ritmo, tra performance diverse per stile e intensità.
In scena si sono alternati volti e storie: da Serena Brancale con un brano dedicato alla mamma scomparsa a Can Yaman, fino ad Arisa, Levante, Fulminacci e le Bambole di Pezza. Ma è stato un altro nome, a fine serata, a concentrare su di sé gran parte dell’attenzione.
Il brano più politico della serata
Tra le esibizioni, quella di Ermal Meta è stata letta come la più apertamente politica. La sua “Stella stellina” – interpretata da molti come un riferimento al dramma di Gaza – non punta al ritornello da canticchiare, né alla hit radiofonica.
È piuttosto una preghiera laica: una ninna-nanna dolente, capace di restare intensa senza scivolare nel patetico. Con aperture mediorientali e la produzione di Dardust, il pezzo affronta – come sottolineato da la Repubblica – “il tema più straziante, la morte di una bambina nell’inferno di Gaza con la delicatezza dell’artista”.
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Sanremo 2026, cosa c’era sulla giacca di Ermal Meta
Oltre alla canzone, a innescare il dibattito è stato anche un dettaglio visivo. Sul bavero della giacca di Meta compariva la parola “Amal”, che in arabo significa “speranza”: un riferimento simbolico, associato ai bambini vittime dei conflitti.
Un segno piccolo ma evidente, che ha diviso il pubblico: per alcuni un pugno nello stomaco necessario, per altri un messaggio troppo delicato per il palco dell’Ariston e per una competizione musicale.

Il confronto tra applausi e critiche
Tra i giudizi più entusiasti spicca quello di la Repubblica, che ha assegnato un otto alla performance, uno dei voti più alti della serata inaugurale. Per molti, il valore sta proprio nel coraggio di portare la guerra in primo piano in un contesto spesso dominato da ballad radiofoniche e brani più leggeri.
Ma non sono mancate le critiche: c’è chi sostiene che certi temi siano fuori luogo in una gara canora, e chi avrebbe preferito una maggiore cautela, proprio perché la cornice di Sanremo è anche intrattenimento e spettacolo.

#Sanremo2026, la scritta “Amal” sulla giacca di Ermal Meta perché ha voluto far cucire sui suoi abiti questi nomi di bambine palestinesi, scritti di suo pugno. Ogni sera un nome diverso. Bimbe senza nome, come quella di Stella Stellina, o bimbe con tutti i nomi del mondo pic.twitter.com/7SpC3Bd6zP
— Bianca Chiriatti 🎙 (@BiancaBerry88) February 24, 2026
Un rischio calcolato, un segno che resta
In ogni caso, Ermal Meta a Sanremo 2026 ha scelto di rischiare. E lo ha fatto ricordando che il Festival, oltre a essere spettacolo, può diventare anche uno spazio per raccontare il presente, con tutte le sue ferite aperte.
“Stella stellina” forse non brilla per immediatezza, ma lascia un segno: nel peso delle parole, nel simbolo sulla giacca e in quella frattura netta tra chi applaude e chi si indigna. E a Sanremo, spesso, è proprio lì che nasce la discussione che dura più della canzone.


