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Domenico e il cuore bruciato: ci furono liti tra i medici. Parla il padre del piccolo

Pubblicato: 26/02/2026 07:48

Proseguono gli accertamenti sul caso del trapianto di cuore fallito che ha portato alla morte del piccolo Domenico, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. Nelle ultime ore gli ispettori sono arrivati a Bolzano per ascoltare il personale presente in sala operatoria il 23 dicembre, esaminare la documentazione clinica e ricostruire quanto accaduto durante la complessa catena dei prelievi e del trapianto.

Parallelamente i Nas hanno sentito i membri dell’équipe di Innsbruck, impegnata nel prelievo di reni e fegato, mentre i medici italiani si occupavano del cuore. Secondo quanto segnalato dalla Provincia autonoma dell’Alto Adige nella relazione inviata al ministero, durante gli interventi contemporanei si sarebbero verificati problemi organizzativi e tensioni tra i team coinvolti, con discussioni anche accese sulle modalità operative.

Al centro dell’inchiesta anche le modalità di trasporto dell’organo, dopo la diffusione di immagini che mostrerebbero il cuore custodito in un contenitore simile a un frigo da pic nic durante il viaggio da Napoli a Bolzano. Un elemento che ha alimentato interrogativi e indignazione nella famiglia del bambino.

A rompere il silenzio è il padre, Antonio Caliendo, che racconta il dolore e la rabbia per la vicenda: “Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare”. L’uomo spiega di essersi affidato completamente ai medici del Monaldi con la speranza di garantire al figlio una vita serena, pur sottolineando di non voler generalizzare: “Non sono tutti cattivi, c’è anche tanta gente brava che ci è stata vicina, medici e infermieri che non lo hanno mai abbandonato”.

Il padre sostiene inoltre che la famiglia avrebbe compreso la gravità della situazione solo dopo le festività: “Dopo Capodanno i medici sparirono, nessuno ci disse più niente. Era finita ma noi ancora non lo sapevamo”. Nei giorni precedenti alla morte del bambino, avvenuta dopo settimane di ricovero, l’uomo riferisce di aver vissuto momenti di forte tensione anche con il personale di sicurezza dell’ospedale.

La magistratura è ora chiamata a chiarire eventuali responsabilità mediche e organizzative, mentre le verifiche puntano a ricostruire ogni fase del percorso clinico, dal prelievo dell’organo al trapianto, fino alla gestione post-operatoria. Intanto la famiglia, profondamente segnata dalla perdita, ha avviato anche iniziative in memoria del piccolo Domenico, ricordato dai genitori come un “ometto coraggioso” e simbolo della loro speranza.

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