
A quasi diciotto anni dal delitto che sconvolse la provincia pavese, nuove dichiarazioni riaccendono i riflettori sull’omicidio di Chiara Poggi. A parlare è Gennaro Cassese, colonnello dei carabinieri che guidò la prima fase delle indagini sul delitto di Garlasco, consumato nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Le sue parole, pronunciate nel corso della trasmissione Quarto Grado su Rete4, introducono un elemento destinato a far discutere: impronte sul pigiama della vittima mai repertate.
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L’errore sulla scena del crimine
Il riferimento è a segni lasciati sul tessuto indossato dalla ventiseienne trovata senza vita nella sua abitazione. Secondo quanto riferito dall’ex comandante, quelle impronte digitali erano presenti ma non vennero isolate né conservate. Un’omissione che, col senno di poi, assume un peso rilevante nell’economia dell’inchiesta.
Cassese ha ricostruito le prime fasi dell’intervento descrivendo una scena segnata da abbondante presenza di sangue e da evidenti tracce di violenza. Il personale dell’Arma, ha spiegato, operò con protezioni adeguate, fatta eccezione per i primi due militari entrati nell’abitazione. Il punto cruciale, tuttavia, riguarda il momento in cui il corpo venne esaminato dal medico legale. Quando il cadavere fu girato per il primo esame necroscopico, il pigiama si impregnò ulteriormente di sangue e quelle tracce – che avrebbero dovuto essere ritagliate e repertate – si sarebbero definitivamente cancellate.
Una circostanza che oggi viene definita dallo stesso ufficiale come un errore investigativo attribuibile all’Arma. Un dettaglio rimasto nell’ombra per anni e che potrebbe aver inciso sulla ricostruzione tecnica dei fatti.

Orari e versioni a confronto
Parallelamente, restano centrali le incongruenze sugli orari fornite dai protagonisti della vicenda. Alberto Stasi dichiarò di essere arrivato in via Pascoli intorno alle 13.40, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con la fidanzata nel corso della mattinata. Alle 13.44 avrebbe suonato il campanello senza ottenere risposta, decidendo quindi di scavalcare il cancello. Sei minuti più tardi la chiamata al 118, seguita dal passaggio in caserma.
Diversa la scansione temporale fornita da Andrea Sempio. Secondo la sua versione, la mattinata sarebbe iniziata attorno alle 9, con una breve telefonata alle 9.58 e il successivo spostamento verso Vigevano per acquistare un libro. A sostegno del racconto, un ticket del parcheggio con orario 10.18. Tuttavia, le celle telefoniche agganciate dal cellulare non lo collocherebbero a Vigevano, bensì nell’area di Garlasco.

Dettagli temporali che, intrecciati alla questione delle tracce mai repertate, continuano ad alimentare interrogativi su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni in Italia. Le nuove dichiarazioni riaprono il dibattito pubblico e riportano al centro dell’attenzione le modalità con cui venne gestita la scena del crimine, in un’indagine che, a distanza di anni, non smette di far emergere elementi controversi.


