
L’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe morto nell’attacco condotto oggi da Stati Uniti e Israele su Teheran. A riferirlo è il Times of Israel, citando una fonte israeliana, mentre l’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, avrebbe informato alti funzionari statunitensi dell’uccisione del leader iraniano, secondo quanto riportato da Axios.
I raid hanno colpito la capitale e in particolare il compound della Guida suprema, che sarebbe stato raso al suolo. Il corpo di Khamenei sarebbe stato estratto dalle macerie. Nel pomeriggio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva parlato di “molti segnali” che indicavano la morte del leader iraniano, definendolo “il tiranno che ha diffuso il terrorismo nel mondo”.
Il mistero e le smentite da Teheran
Per tutta la giornata la sorte di Khamenei è rimasta incerta. Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano aveva parlato di autorità “sane e salve”, riferendosi sia alla Guida suprema sia al presidente Masoud Pezeshkian. Teheran aveva inoltre comunicato la morte del genero e della nuora di Khamenei nell’attacco al compound.
Non è la prima volta che circolano indiscrezioni sulle condizioni di salute dell’86enne leader iraniano. In passato più volte si erano diffuse notizie, poi rivelatesi infondate, su ricoveri e presunti peggioramenti clinici. Secondo valutazioni attribuite a fonti di intelligence occidentali, in caso di successione potrebbe emergere una figura radicale vicina ai Pasdaran.
Chi era Ali Khamenei
Nato il 19 aprile 1939 a Mashhad, città santa sciita, Khamenei iniziò il suo percorso religioso fin da giovanissimo, studiando nei seminari di Mashhad e successivamente a Qom, centro nevralgico del clero sciita. Qui seguì gli insegnamenti di importanti ayatollah, tra cui Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica.
Negli anni Sessanta aderì al movimento rivoluzionario contro lo Shah, subendo arresti e repressioni. Dopo la rivoluzione del 1979 entrò nel Consiglio della Rivoluzione e ricoprì incarichi chiave nella difesa. Nel 1981 sopravvisse a un attentato che gli causò la perdita dell’uso del braccio destro.
Fu presidente della Repubblica islamica per due mandati, dal 1981 al 1989. Alla morte di Khomeini, venne nominato Guida suprema dall’Assemblea degli Esperti, nonostante non avesse formalmente il rango religioso richiesto: la Costituzione fu modificata per consentirne la nomina.
Il potere e la linea dura
Durante il suo lungo mandato, Khamenei ha esercitato l’autorità suprema su governo, forze armate e magistratura, mantenendo un’impostazione fortemente anti-occidentale. Ha definito gli Stati Uniti “il nemico numero uno” e Israele “un cancro” da eliminare.
Sotto la sua leadership l’Iran ha attraversato momenti cruciali: la repressione dell’Onda Verde nel 2009, l’accordo nucleare del 2015 (Jcpoa) e il successivo ritiro statunitense nel 2018, le proteste economiche del 2019 e la crisi seguita all’uccisione del generale Qassem Soleimani nel 2020.
Ha costruito un sistema di deterrenza regionale noto come “Asse della resistenza”, fondato su alleanze con Hezbollah, Hamas, milizie sciite irachene e Houthi yemeniti. Tuttavia, negli ultimi anni questa rete è stata indebolita da operazioni militari mirate e da mutamenti negli equilibri regionali.
Un vuoto di potere e scenari incerti
La morte di Khamenei apre ora uno scenario altamente instabile. La Guida suprema non era solo un leader religioso, ma il fulcro dell’architettura istituzionale iraniana. La successione sarà un passaggio delicatissimo, in un contesto già segnato da guerra regionale, crisi economica e tensioni interne.
Se confermata definitivamente, la sua uccisione rappresenterebbe un punto di svolta epocale per l’Iran e per l’intero Medio Oriente, con conseguenze difficilmente prevedibili sul piano politico, militare e strategico.


