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“Ecco quando finisce la guerra”: Iran, la previsione del generale Bellacicco

Pubblicato: 04/03/2026 18:53

Nell’aria c’è quel ronzio che non ti lascia dormire: radar accesi, cieli tagliati da scie, sirene lontane e la sensazione che ogni ora possa cambiare tutto. La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele non è più solo un titolo da telegiornale: è una partita tesa che si allarga, tra missili intercettati e operazioni navali, con un conflitto che ormai assomiglia sempre di più a una guerra aero-navale su larga scala.

A provare a mettere ordine nel caos è il generale Marcello Bellacicco, con esperienze operative in missioni Onu e Nato in diversi teatri internazionali, dal Mozambico all’Afghanistan, passando per Angola, Rwanda e Balcani. In un’intervista al Messaggero, l’ufficiale legge gli ultimi sviluppi e, soprattutto, prova a dare una risposta alla domanda che si fanno in tanti: quando potrebbe finire la guerra?

Il punto che ha fatto scattare l’allarme

Tra gli episodi più recenti che hanno alzato la temperatura c’è il lancio di un missile balistico iraniano in direzione della Turchia, poi intercettato da assetti della Nato sul Mediterraneo. Un dettaglio che, nell’immediato, ha fatto temere un coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica.

Esplosioni e fumo durante il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele

Ma per Bellacicco il quadro è più sfumato, e va letto senza automatismi. “La Turchia è stata tra le Nazioni che hanno condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran, per cui potrebbe sembrare veramente strano un missile di Teheran direttamente allo Stato turco, perché andrebbe contro gli interessi iraniani”.

Perché la Turchia è un nodo delicato

Immagine legata alla guerra in Iran con scenario militare

Nel ragionamento del generale pesa anche la linea politica di Ankara. “Inoltre, bisogna ricordare che fu proprio il presidente Erdogan, nell’ambito dell’incontro dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica dello scorso anno a Istanbul, a pronunciare un infuocato discorso contro Israele, appellandosi addirittura all’unità del mondo islamico, superando le divisioni tra Sciiti e Sunniti”.

Militari ed equipaggiamento in un contesto di tensione internazionale

Da qui l’ipotesi che ribalta la lettura “semplice” del lancio: secondo Bellacicco, il missile potrebbe essere stato diretto contro una base militare americana presente sul territorio turco, come quella di Incirlik, che ospita anche un deposito di testate nucleari. “Tutto questo farebbe pensare che il missile, peraltro intercettato sul Mediterraneo da assetti della Nato, potesse essere diretto contro una delle basi americane presenti sul territorio turco”.

Nato, articoli 4 e 5: cosa può davvero succedere

Il generale entra poi nel punto che, online, accende sempre le discussioni: la Nato può essere “trascinata” dentro? “Tra queste, c’è anche quella di Incirlik, che ha un deposito di testate nucleari. Per quanto riguarda il coinvolgimento della Nato, è d’obbligo rammentare che dovrebbe essere la Turchia a chiedere l’attivazione di uno tra gli articoli 4 (percezione di minaccia) e 5 (attacco subito). Tuttavia, la reazione di Ankara, che si è affrettata a chiarire che è perfettamente in grado di difendersi autonomamente, lascia presupporre che non intenda perseguire la via dell’Alleanza, quasi che voglia lanciare il messaggio di voler discriminare tra un attacco ad una struttura degli Usa, che sono in guerra con l’Iran ed uno diretto esplicitamente alla Turchia. Quindi, non credo che un’eventuale escalation verso la Nato, perlomeno per ora, possa arrivare proprio dalla richiesta del suo unico membro islamico”.

Intanto, sullo sfondo resta la dichiarazione di Teheran: disponibilità a una guerra lunga e senza negoziati con Washington. Ma quanto può reggere davvero la macchina militare iraniana, se la pressione continua con la stessa intensità?

Quanto può durare: cosa resta (e cosa si consuma) nelle forze iraniane

Bellacicco lega la durata del conflitto a un dato concreto: la tenuta delle componenti militari. “Per come si sta evolvendo la situazione, credo che per Teheran, rimanendo sotto la direzione dell’attuale leadership, non esistano altre strade, che possano essere compatibili con i dettami politico-religiosi che animano questa governance. D’altra parte, credo anche che se l’obiettivo reale di questa guerra è quello di ribaltare l’establishment che governa l’Iran da decenni, l’offensiva aero-navale in corso, per quanto dura e repressiva, non sia sufficiente per ottenerlo, perché la parte di popolo iraniano, che è contro il regime, non ha la forza di attuare autonomamente questo piano”.

E quando passa ai reparti, la fotografia è netta e leggibile anche per chi non mastica gergo militare: “Passando in rassegna le forze di Teheran si può dire che le forze aeree non sono praticamente entrate in gioco, perché già debolissime sin dall’inizio. Quelle missilistiche sono ancora attive, ma molto probabilmente destinate ad esaurirsi in un paio di settimane. La Marina aveva una valenza, ma è anche questa destinata ad essere neutralizzata in breve tempo. Rimangono le forze di terra, che sono praticamente intatte e che sono quelle che, se non eliminate, distruggeranno qualsiasi tentativo di rivolta”.

“Ecco quando finisce la guerra”: la finestra di poche settimane

Ed è qui che arriva la previsione che dà il titolo a tutto. Secondo Bellacicco, se la pressione militare occidentale proseguirà con le stesse modalità, il conflitto potrebbe entrare nella fase decisiva nel giro di poche settimane, quando le scorte missilistiche iraniane saranno probabilmente esaurite e la marina completamente neutralizzata.

Ma la parola “fine” resta complessa: una vera chiusura dipenderebbe dalla capacità di colpire le forze di terra iraniane, un obiettivo difficilissimo senza un intervento diretto sul campo. E in questo quadro, il generale invita anche alla prudenza su certe dichiarazioni.

Il monito su Trump e le scorte Usa

Bellacicco mette in guardia dalle parole del presidente americano Donald Trump, che ha sostenuto che l’Iran non avrebbe più capacità militare. “Senza polemiche, ma facendo riferimento ai mesi scorsi, si può dire che Trump ci ha ormai abituato alle dichiarazioni roboanti, la cui concretezza si è poi rivelata inferiore alle aspettative. Sulla situazione delle forze iraniane abbiamo già detto, però mi preme sottolineare un aspetto che è bene non sottovalutare. Quando il Pentagono ha presentato al presidente le opzioni di attacco, il generale David Caine, che è il Capo dello Stato Maggiore Congiunto, ha evidenziato le sue preoccupazioni in merito a tutta questa faccenda”.

Secondo il generale, anche dentro il Pentagono si parlerebbe di usura degli assetti e di scorte che non sono infinite: “Ha evidenziato le sue preoccupazioni in merito a tutta questa faccenda, sottolineando in particolare l’usura degli assetti aerei e navali e il livello delle scorte, soprattutto di missili. È inusuale che valutazioni di questo genere arrivino poi ai media, come successo, per cui, a mio parere, tutto questo potrebbe essere sintomatico della reale situazione delle forze Usa. Ecco, forse il presidente Trump farebbe bene a dare un’occhiata un po’ più attenta ai suoi di militari, perché non sono numeri di borsa”.

Il mare come nuovo fronte: la nave affondata e gli 80 morti

A chiudere il cerchio su quanto il conflitto si stia allargando è un episodio che pesa come un macigno: l’affondamento di una nave iraniana da parte di un sottomarino americano al largo dello Sri Lanka, che avrebbe causato almeno 80 morti.

Per Bellacicco, è la conferma che la guerra non è più confinata ai cieli. “Non mi stupisce più di tanto. È una guerra aero-navale che si sta conducendo a tutto campo. L’Iran tenta di colpire con i suoi missili gli Usa e gli israeliani ovunque siano e lo stesso fanno loro, ovviamente con potenzialità maggiori e, pertanto, con maggiori possibilità di successo. Questo continuerà, presumibilmente, sino alla neutralizzazione completa della Marina iraniana”.

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