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Iran, l’arma della disperazione sono i missili: ecco come l’arsenale di Teheran può colpire anche l’Italia

Pubblicato: 06/03/2026 15:48

Iran, la campagna militare avviata da Stati Uniti e Israele contro le infrastrutture strategiche di Teheran ha riportato al centro del dibattito internazionale la portata reale dell’arsenale balistico del regime degli ayatollah. Tra gli obiettivi colpiti nelle ultime settimane ci sono basi missilistiche, depositi sotterranei e centri di produzione legati ai programmi balistici e ai droni.
Secondo fonti della sicurezza israeliana, l’Iran possiede sistemi d’arma che non rappresentano soltanto una minaccia regionale. Alcuni dei suoi missili balistici, infatti, avrebbero capacità tecniche tali da raggiungere anche l’Europa meridionale, includendo potenzialmente città come Roma.

Il missile Khorramshahr-4 e la tecnologia nordcoreana

Uno dei sistemi più discussi è il Khorramshahr-4, missile già utilizzato nei recenti attacchi contro Israele e considerato uno dei vettori più avanzati oggi presenti nell’arsenale iraniano. Il Khorramshahr-4 appartiene alla nuova generazione di missili balistici sviluppati dall’Iran negli ultimi anni. Il progetto deriva in parte da tecnologie nordcoreane, in particolare dai modelli della famiglia Musudan, adattati e modificati dall’industria militare iraniana.

Questo missile è progettato per trasportare testate molto pesanti, caratteristica che lo rende particolarmente pericoloso dal punto di vista strategico. Nella configurazione standard la sua portata operativa è stimata attorno ai 2.000 chilometri, una distanza già sufficiente a coprire l’intero Medio Oriente e gran parte dell’area mediterranea orientale. La sua struttura, tuttavia, permette una flessibilità operativa che preoccupa gli analisti militari.

Khorramshahr-4, come può aumentare la portata fino a 3.000 chilometri

Secondo valutazioni tecniche discusse in ambienti della sicurezza israeliana, il Khorramshahr-4 potrebbe estendere significativamente il proprio raggio d’azione attraverso una modifica relativamente semplice: la riduzione del peso della testata. In pratica, dimezzando il carico esplosivo, il missile potrebbe aumentare la propria autonomia fino a circa 3.000 chilometri.

Questo tipo di adattamento è comune nei sistemi balistici: diminuendo il peso trasportato, il vettore può percorrere una distanza maggiore mantenendo la stessa struttura di propulsione. In uno scenario di questo tipo, il raggio operativo non coprirebbe soltanto il Medio Oriente, ma arriverebbe a includere ampie aree dell’Europa meridionale e del Mediterraneo centrale, Italia centro-meridionale (e Roma) incluse.

Il programma missilistico iraniano

Il Khorramshahr-4 rappresenta soltanto uno degli elementi di un arsenale più ampio. Negli ultimi anni l’Iran ha investito massicciamente nello sviluppo di missili balistici a medio raggio, considerati uno dei pilastri della propria strategia militare. Secondo diverse valutazioni di intelligence occidentale, Teheran avrebbe puntato a costruire migliaia di vettori balistici entro la fine del decennio, con un ritmo di produzione costante.

Parallelamente, il Paese ha sviluppato una rete di infrastrutture sotterranee, spesso definite “città dei missili”, dove vengono stoccati e preparati i sistemi d’arma. Queste basi sono progettate per resistere a bombardamenti aerei e permettere il lancio rapido dei missili. Molti degli attacchi israeliani e americani delle ultime settimane si sono concentrati proprio su queste strutture.

Perché l’Europa guarda con crescente preoccupazione

Il limite ufficiale di circa 2.000 chilometri dichiarato dall’Iran per i suoi missili è stato spesso interpretato come una scelta tecnica e politica. Questa distanza consente di colpire Israele e le basi americane nella regione senza estendere formalmente la minaccia verso l’Europa. Tuttavia, diversi analisti ritengono che la tecnologia necessaria per aumentare la gittata esista già.

L’Iran possiede infatti competenze avanzate anche nel settore spaziale e ha già lanciato satelliti in orbita. Le tecnologie necessarie per i lanci spaziali sono in parte sovrapponibili a quelle dei missili balistici a lungo raggio. Per questo motivo, l’ipotesi che alcuni vettori possano essere adattati per raggiungere distanze superiori ai 3.000 chilometri viene considerata credibile da molti osservatori militari.

La strategia di Israele e Stati Uniti: distruzione completa delle infrastrutture missilistiche

La distruzione delle infrastrutture missilistiche iraniane rappresenta uno degli obiettivi principali delle operazioni militari in corso. Colpire basi di lancio, depositi e centri di produzione significa ridurre la capacità dell’Iran di produrre e utilizzare questi sistemi nel medio periodo.

Per Israele, il programma missilistico iraniano rappresenta una minaccia diretta e immediata. Ma la crescente portata dei vettori balistici di Teheran ha progressivamente trasformato la questione in un tema di sicurezza internazionale, che riguarda anche Europa e Mediterraneo.

È proprio questa evoluzione tecnologica — la possibilità che missili concepiti come armi regionali possano estendere il proprio raggio fino al continente europeo — a spiegare perché il programma balistico iraniano sia diventato uno dei principali punti di tensione nello scenario geopolitico attuale.

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Ultimo Aggiornamento: 06/03/2026 16:35

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