
Il presidente Donald Trump ha lanciato un avvertimento che scuote gli equilibri geopolitici dell’area caraibica, dichiarando senza mezzi termini che “Cuba cadrà molto presto”. In un’intervista rilasciata alla stampa, il leader statunitense ha delineato una strategia di pressione massima sull’isola, già stremata da un rigido blocco energetico. “Vogliono raggiungere un accordo con tutte le loro forze”, ha affermato Trump, lasciando intendere che il destino dell’Avana è ormai segnato, con il Segretario di Stato Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, designato come architetto principale di questo piano di ristrutturazione politica. La volontà di Washington di provocare un cambio di regimeall’Avana non è mai stata così esplicita, supportata da una linea d’azione che punta a isolare il governo comunista dal suo ultimo, vitale fornitore energetico.
La crisi energetica come leva di pressione politica
Il cuore della strategia americana risiede nel soffocamento delle forniture di greggio, aggravato dalla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, storico alleato del regime cubano. Dal 9 gennaio, l’interruzione totale dell’importazione di petrolio ha innescato un effetto domino devastante: le compagnie aeree internazionali hanno dovuto drasticamente ridurre i collegamenti verso l’isola, mentre la crisi economica, che si trascina da decenni, ha toccato vette drammatiche. Il governo dell’Avana ha accusato duramente l’amministrazione Trump di voler “strangolare l’economia cubana”, sfruttando la penuria di carburante, medicinali e generi alimentari come arma di coercizione.
La popolazione cubana vive ormai in un limbo di incertezza, alle prese con prolungate interruzioni di corrente che hanno ridotto ai minimi termini la funzionalità dei servizi essenziali. Sotto embargo commerciale statunitense sin dal 1962, l’isola si trova di fronte a una prova di sopravvivenza senza precedenti, con Trump che resta in attesa di un segnale di resa, convinto che il collasso del sistema attuale sia ormai prossimo. La retorica del Segretario di Stato Rubio suggerisce che il punto di non ritorno sia vicinissimo, rendendo il blocco energetico non solo una misura economica, ma il pilastro di un piano di riscrittura radicale dell’assetto del Paese.

