
Mentre l’Iran è al centro della crisi internazionale e della guerra in Medio Oriente, emergono nuove rivelazioni sulla vita privata e sugli affari all’estero di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’uomo – considerato per anni uno dei possibili successori del padre – avrebbe costruito negli anni un vasto patrimonio immobiliare e finanziario tra Europa e Medio Oriente, con investimenti milionari nella capitale britannica.
Al centro delle indiscrezioni ci sono due appartamenti di lusso a Londra, acquistati nel 2014 e affacciati direttamente sull’area dell’ambasciata israeliana. Una posizione che, secondo alcune fonti citate dalla stampa internazionale, potrebbe persino rappresentare una potenziale violazione della sicurezza, vista la delicatezza della zona. Le proprietà sarebbero soltanto una parte di un patrimonio immobiliare molto più ampio che, sempre secondo le stesse fonti, includerebbe numerose abitazioni nel quartiere esclusivo di Hampstead.
Il patrimonio immobiliare e i fondi dal petrolio
Le operazioni immobiliari attribuite a Mojtaba Khamenei avrebbero un valore complessivo stimato in circa 100 milioni di sterline. Oltre agli appartamenti con vista sull’ambasciata israeliana, il figlio dell’ayatollah possederebbe undici proprietà nel nord di Londra attraverso una rete di società di comodo.
Non solo. Tra gli investimenti segnalati figurerebbero anche una villa a Dubai e interessi nel settore alberghiero in città europee come Francoforte e nella località turistica di Maiorca. Secondo alcune ricostruzioni, i fondi utilizzati per questi acquisti sarebbero stati ricavati dalla vendita del petrolio iraniano, con trasferimenti di denaro effettuati tramite banche britanniche e strutture finanziarie offshore.
Un attivista anti-regime citato dalla stampa britannica ha sostenuto che il figlio dell’ex Guida Suprema disporrebbe anche di conti bancari per miliardi di dollari nel Regno Unito, intestati però a società o identità diverse. “Ho sentito che Mojtaba ha conti bancari in Gran Bretagna per miliardi di dollari, ma dubito a suo nome. Sanno come gestire queste cose”, ha dichiarato la fonte, spiegando che spesso vengono utilizzati passaporti europei e società registrate in paradisi fiscali per nascondere i movimenti finanziari.
Il viaggio a Londra per le cure di fertilità
Le rivelazioni riportano anche episodi risalenti alla fine degli anni Novanta. Nell’estate del 1998, Mojtaba Khamenei arrivò a Londra insieme a diversi membri della famiglia e a un imponente seguito di sicurezza composto da venti guardie del corpo. Con loro viaggiava anche Saeed Emami, figura controversa dell’intelligence iraniana legata alla repressione degli oppositori.
Durante quel soggiorno, durato circa due mesi e costato secondo alcune stime oltre un milione di sterline, la moglie Zahra Haddad-Adel si sottopose a trattamenti per la fertilità in cliniche private della capitale britannica. La permanenza avvenne in un hotel di lusso nella zona di Park Lane e sarebbe stata finanziata direttamente dal regime iraniano.
Secondo diverse ricostruzioni, la coppia attraversava in quel periodo difficoltà legate alla mancata nascita di figli. Dopo le cure mediche a Londra, Zahra rimase incinta e diede alla luce il loro figlio Bagher. Fonti diplomatiche statunitensi diffuse negli anni successivi da WikiLeaks indicano inoltre che anche Mojtaba si sarebbe sottoposto a vari trattamenti medici nelle strutture private Wellington Hospital e Cromwell Hospital, a causa di problemi di fertilità.
Il possibile erede della Guida Suprema
Oggi Mojtaba Khamenei, 56 anni, è considerato da molti analisti uno dei principali esponenti dell’establishment clericale e dei pasdaran. Il suo nome, che in persiano significa “prescelto”, circola da tempo tra i possibili successori del padre alla guida dell’Iran.
Secondo diversi osservatori, negli anni avrebbe consolidato la propria influenza nominando uomini a lui vicini in posizioni chiave del governo e delle Guardie rivoluzionarie. Il suo ruolo è stato inoltre associato alle contestate elezioni presidenziali che portarono alla vittoria di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 e nel 2009.
Le recenti rivelazioni sui beni immobiliari e sugli investimenti all’estero tornano ora a sollevare interrogativi sul patrimonio della famiglia Khamenei e sui canali finanziari utilizzati dal regime iraniano, proprio mentre il Paese affronta uno dei momenti più delicati della sua storia recente.


