
Enzo Bianco, storico esponente della sinistra italiana ed ex ministro dell’Interno, scende in campo a favore del Sì nel referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. L’ex sindaco di Catania è infatti tra i principali promotori del comitato referendario “La Sinistra che vota Sì”, nato per sostenere la riforma che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.
Una presa di posizione che fa discutere, considerando il lungo percorso politico di Bianco nella sinistra italiana. L’ex ministro è stato tra i fondatori prima della La Margherita e poi del Partito Democratico, oltre ad aver guidato il Ministero dell’Interno nei governi presieduti da Massimo D’Alema e Giuliano Amato.
Proprio per questo, spiega l’ex primo cittadino in un’intervista al Secolo d’Italia, la sua scelta assume un valore politico particolare. «Proprio perché vengo da una storia di sinistra – afferma – ritengo che oggi sia necessario avere il coraggio di affrontare seriamente il tema del funzionamento della giustizia».

Secondo Bianco, la separazione delle carriere dei magistrati rappresenta una riforma significativa per migliorare il sistema giudiziario italiano. Pur riconoscendo che il testo non sia perfetto, l’ex ministro sottolinea che si tratta comunque di un primo passo importante verso un cambiamento più ampio.
«Non dico che sia una riforma perfetta – spiega – potrà certamente essere migliorata nel tempo. Ma rappresenta comunque l’inizio di un percorso per intervenire su un sistema che ha bisogno di cambiamenti profondi».
La posizione di Bianco si distingue da quella prevalente nel Partito Democratico, guidato dalla segretaria Elly Schlein, che si è espressa per il No al referendum. L’ex sindaco di Catania però invita a non trasformare il voto in uno scontro di partito.
«È vero che la maggioranza del Partito Democratico è orientata per il No – osserva – ma non tutta. Su una questione così delicata penso che ogni cittadino, e ogni militante, debba votare secondo coscienza».
Nel sostenere la riforma, Bianco richiama anche alcune figure storiche del dibattito giuridico e politico italiano. Cita, tra gli altri, il costituzionalista Augusto Barbera e ricorda l’eredità di Marco Pannella, leader radicale che spesso ha sostenuto riforme istituzionali considerate difficili ma necessarie.
L’ex ministro racconta inoltre una vicenda personale che lo ha segnato profondamente: un processo durato anni da cui è stato assolto in primo grado dopo sette anni di indagini per una presunta turbativa d’asta poi rivelatasi infondata. Un’esperienza che, secondo lui, dimostrerebbe la necessità di intervenire sul funzionamento della giustizia.
Guardando al voto di marzo, Bianco ritiene che l’elemento decisivo sarà l’affluenza alle urne. «Più alta sarà la partecipazione – sostiene – più aumenteranno le possibilità che vinca il Sì». Per questo ha annunciato che nelle prossime settimane girerà l’Italia per sostenere il referendum e promuovere quella che definisce una nuova stagione di riforme del sistema giudiziario.


