
Il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione con una nuova e controversa interpretazione su alcuni elementi della scena del crimine. A rilanciarla è Massimo Lovati, ex avvocato difensore di Andrea Sempio, che ha parlato di un possibile “messaggio lasciato dall’assassino” sul corpo di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione.
Secondo l’ex legale, alcune ferite riscontrate sul corpo della vittima – in particolare sulle palpebre – potrebbero avere un significato simbolico e indicare la volontà dell’assassino di lanciare un segnale preciso.
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— Mattino5 (@mattino5) March 9, 2026
La tesi dell’ex legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati
Negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato ciclicamente al centro del dibattito pubblico tra ipotesi investigative, ricostruzioni e nuove letture di elementi già noti. In questo contesto è intervenuto anche Massimo Lovati, che in passato aveva difeso Andrea Sempio, sostenendo una teoria alternativa sulla dinamica dell’omicidio.
Secondo Lovati, l’uccisione di Chiara Poggi non sarebbe stata un delitto isolato ma un’esecuzione legata a un contesto criminale più ampio, nella quale la giovane sarebbe stata eliminata perché avrebbe scoperto qualcosa di pericoloso.
Una ricostruzione che, secondo l’ex avvocato, spiegherebbe anche alcuni dettagli del corpo della vittima.
Le ferite sulle palpebre e il presunto “messaggio”
Lovati ha concentrato l’attenzione su alcuni segni presenti sulle palpebre di Chiara Poggi, interpretandoli come un possibile messaggio lasciato dal killer.
Parlando durante una trasmissione televisiva, l’ex legale ha affermato che quelle ferite non sarebbero casuali ma rappresenterebbero un gesto deliberato dell’assassino.
Secondo la sua interpretazione, il significato sarebbe simbolico: “non doveva guardare”, ovvero la vittima non avrebbe dovuto vedere o scoprire qualcosa che stava osservando o approfondendo.
Il riferimento ai file nel computer
Nella sua ricostruzione, Lovati collega questa ipotesi anche al materiale informatico appartenuto alla vittima. In particolare ha fatto riferimento a una chiavetta e ad alcuni file presenti nel computer di Chiara Poggi, che secondo lui potrebbero contenere informazioni rilevanti.
L’ex legale ha parlato anche della presenza di file criptati, il cui contenuto non sarebbe stato chiarito. Da qui la suggestione che la giovane potesse aver scoperto qualcosa di compromettente.
Un caso che continua a far discutere
Le dichiarazioni di Lovati rappresentano una tesi personale e non confermata da nuovi sviluppi investigativi, ma dimostrano come il caso Garlasco continui a suscitare interesse e dibattito anche a distanza di molti anni.
L’omicidio di Chiara Poggi resta uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana recente, capace ancora oggi di generare interpretazioni, ipotesi e ricostruzioni alternative.


