
Il patrimonio lasciato da Jeffrey Epstein continua a sollevare interrogativi e controversie giudiziarie. L’eredità del finanziere statunitense, morto nel 2019, viene descritta da anni come una delle più controverse e complesse della cronaca internazionale: una fortuna enorme, ma gravata da procedimenti legali, risarcimenti alle vittime e dubbi su chi possa realmente beneficiarne.
Le stime sul valore dell’asse ereditario non sono univoche. Diverse ricostruzioni indicano una cifra compresa tra 600 milioni e un miliardo di dollari, a cui si aggiunge un patrimonio immobiliare estremamente ampio, composto da circa 500 proprietà. Tuttavia, una parte significativa di questi beni sarebbe già stata ridimensionata da tasse, sanzioni e richieste di risarcimento avanzate dalle vittime degli abusi contestati all’ex finanziere.
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Tra i beni più noti figurano alcune proprietà diventate simbolo della vicenda. Il ranch Zorro e la villa di Palm Beach risultano sottoposti a sequestro, mentre l’isola privata di Saint James è stata acquisita dalle Isole Vergini. L’intero patrimonio residuo è oggi gestito attraverso un trust, una struttura giuridica che controlla e amministra i beni lasciati da Epstein.
A guidare il trust sono due figure che per anni hanno lavorato accanto al finanziere: l’ex avvocato personale Darren Indyke e il commercialista Richard Kahn. Il loro compito non si limita alla gestione ordinaria dei beni, ma comprende anche una serie di azioni legali e amministrative destinate a stabilire il futuro dell’eredità.

Le cause delle vittime e la gestione del trust
Uno dei principali fronti aperti riguarda le cause di risarcimento presentate dalle vittime degli abusi. Proprio per affrontare queste richieste, è stata avviata una class action promossa dallo studio legale Boies Schiller Flexner.
I responsabili del trust stanno cercando di difendere il patrimonio da un’erosione totale dovuta ai contenziosi giudiziari. Per questo motivo hanno proposto un accordo economico che dovrà essere esaminato e approvato da un giudice federale di New York.
La proposta prevede il pagamento di 25 milioni di dollari nel caso in cui alla causa collettiva aderiscano meno di quaranta donne. Se invece il numero delle partecipanti dovesse superare questa soglia, la cifra complessiva salirebbe a 35 milioni di dollari. Il denaro verrebbe prelevato direttamente dal trust che custodisce l’eredità e che, prima o poi, dovrà procedere all’esecuzione del testamento.
Parallelamente, i due amministratori stanno portando avanti altre verifiche: da un lato il controllo sul numero effettivo degli eredi, dall’altro la ricerca di ulteriori fondi collegati ai conti del finanziere. Tra i casi più discussi c’è quello di un conto presso Deutsche Bank, istituto che per anni ha intrattenuto rapporti finanziari con Epstein. Di quel conto esistono tracce fino al 2019, ma dopo la morte del finanziere non sono emerse informazioni chiare sulla sua destinazione.
Fidanzata, presunti figli ed eredi incerti
Nel tempo sono emersi diversi nomi indicati come possibili beneficiari dell’eredità. In un primo momento si riteneva che il principale erede fosse il fratello Mark Lawrence Epstein. Successivamente è stato reso noto un lascito molto consistente destinato all’ultima compagna del finanziere.
Si tratta della bielorussa Karyna Shulyak, alla quale il cosiddetto “1953 Trust” – costituito poco prima della morte di Epstein – avrebbe destinato beni per circa 100 milioni di dollari. Il lascito comprenderebbe ville a New York, in Florida e a Parigi, oltre a gioielli e denaro.
Accanto a queste disposizioni emergono anche vicende ancora più controverse. Alcuni documenti farebbero riferimento a un figlio biologico nato nel 2011, circostanza citata in una email attribuita a Sarah Ferguson, che avrebbe scritto a Epstein per congratularsi per la nascita.
Un’altra testimonianza proviene da una donna che sostiene di aver dato alla luce nel 2002, quando aveva 16 anni, una bambina che sarebbe stata poi sottratta da Ghislaine Maxwell, storica collaboratrice del finanziere.
Dopo la morte di Epstein, sono state avanzate oltre cento presunte rivendicazioni di paternità, ma nel testamento ufficiale non compare alcun riferimento a figli.

I nomi citati nel testamento
Tra i destinatari indicati nei documenti ereditari compaiono anche figure legate alla diplomazia internazionale. Nel testamento sarebbero citati Mona Juul, ambasciatrice della Norvegia in Giordania e Iraq, e suo marito Terje Rød-Larsen, ex diplomatico.
Secondo le ricostruzioni, Epstein avrebbe destinato loro 5 milioni di dollari. Dopo la diffusione dei cosiddetti Epstein files, Juul ha lasciato il suo incarico diplomatico. Entrambi risultano oggetto di indagini con l’accusa di corruzione legata proprio al presunto lascito.
A distanza di anni dalla morte del finanziere, l’eredità di Jeffrey Epstein rimane quindi un patrimonio imponente ma circondato da cause legali, rivendicazioni e misteri, con il destino finale dei beni ancora lontano dall’essere definito.


