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Nazionale femminile Iran trasferita in un altro rifugio. Madre implora figlia: “Non tornare, ti uccideranno”

Pubblicato: 11/03/2026 12:43

Il caso delle calciatrici della nazionale iraniana si arricchisce di un capitolo dai contorni strazianti, sospeso tra la sete di libertà e il ricatto affettivo. Il ministro degli Interni australiano, Tony Burke, ha rivelato che una delle atlete che inizialmente avevano chiesto protezione a Canberra ha deciso di fare marcia indietro. Dopo aver svelato all’ambasciata di Teheran il luogo segreto dove si trovavano le compagne, la donna ha scelto di rientrare in patria, costringendo le autorità locali a un trasferimento d’urgenza per le restanti sei atlete. Dietro questa inversione a U, tuttavia, non ci sarebbe un pentimento politico, ma il terrore seminato dalle minacce trasversali del regime.

L’audio della disperazione: “Se torni ti uccideranno”

Il cuore del dramma risiede in una testimonianza sonora raccolta dall’emittente Abc Australia. Si tratta di un messaggio vocale inviato dalla madre di una delle calciatrici, un grido di dolore puro che risuona nelle comunità dei dissidenti: «Non tornare… ti uccideranno». Queste parole svelano la pressione disumana a cui sono sottoposte le famiglie in Iran, usate come veri e propri ostaggi per costringere le “traditrici” al rientro. L’attivista Deniz Toupchi ha confermato che una giocatrice era pronta a restare, salvo cedere all’ultimo secondo all’aeroporto di Sydney. La giornalista Raha Pourbakhshha denunciato come le atlete siano ormai «estremamente ansiose, preoccupate ed esauste», schiacciate da vincoli finanziari e avvertimenti brutali.

Mentre l’ufficio del procuratore generale della Repubblica Islamica parla ipocritamente di una «cospirazione nemica» e invita le ragazze a rientrare per «alleviare la preoccupazione delle loro famiglie», il governo australiano ha scelto la linea della fermezza umanitaria. Burke ha respinto le accuse di Mehdi Taj, presidente della federcalcio iraniana, assicurando che per le sei persone rimaste inizierà subito l’iter per il visto permanente. «Non ho alcuna intenzione di costringerle a lottare in tribunale», ha dichiarato il ministro, garantendo protezione a chi ha avuto il coraggio di sfidare un destino che, oltre il confine di Teheran, profuma solo di prigione o peggio.

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Ultimo Aggiornamento: 11/03/2026 12:44

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