Vai al contenuto

Casa Bianca divisa sulla guerra in Iran: Trump tra annuncio di vittoria e pressioni per continuare l’offensiva

Pubblicato: 14/03/2026 08:06

Dietro i messaggi contraddittori che arrivano dalla Casa Bianca sull’andamento della guerra in Iran si starebbe consumando una vera e propria lotta di potere interna all’amministrazione Trump. Da una parte c’è chi spinge il presidente ad annunciare il prima possibile una vittoria militare, anche se la situazione sul terreno non è ancora definita. Dall’altra, invece, si muove una componente politica e militare convinta che il conflitto debba proseguire più a lungo per raggiungere obiettivi strategici più profondi.

Questo scenario emerge dalle ricostruzioni dei media americani, sempre più perplessi per i segnali contraddittori che arrivano da Washington. Lo stesso Donald Trump oscilla tra due narrazioni opposte: da un lato sostiene che il conflitto “finirà molto presto”, dall’altro ammette che “ci vorrà tempo”. La settimana scorsa il presidente aveva addirittura dichiarato che “eravamo alla fine della guerra”, mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva frenato gli entusiasmi affermando che “siamo solo all’inizio”.

Le fazioni pro e contro la guerra

Secondo indiscrezioni provenienti dallo staff presidenziale, alcuni consiglieri avrebbero messo in guardia Trump dal rischio politico legato all’aumento dei prezzi della benzina, che potrebbe trasformarsi in un fattore decisivo nelle elezioni di medio termine di novembre, quando gli americani voteranno per il rinnovo del Congresso. Altri, invece, sostengono che proprio ora sarebbe un errore fermarsi e spingono il presidente a proseguire l’offensiva contro Teheran.

Il problema politico nasce dal fatto che Trump aveva costruito gran parte della propria campagna elettorale sulla promessa di mettere fine alle guerre e di evitare “stupidi interventi militari”. Da quando è tornato alla Casa Bianca, però, il presidente ha minacciato invasioni, ha ordinato operazioni militari in Medio Oriente e ha avviato un conflitto che ha rapidamente destabilizzato l’intera regione. Nonostante questo, continua a sostenere che gli obiettivi militari siano stati raggiunti e che presto verrà annunciata una vittoria.

Costi umani e pressioni politiche

Nonostante le smentite ufficiali della Casa Bianca, il peso politico della guerra cresce ogni giorno. Il numero dei soldati americani uccisi è salito a tredici, mentre oltre 140 militari risultano feriti. Contemporaneamente il prezzo della benzina negli Stati Uniti sta aumentando rapidamente, alimentando il timore che il consenso verso la guerra possa ridursi proprio tra gli elettori che hanno riportato Trump alla Casa Bianca.

A complicare ulteriormente il quadro è la mancanza di chiarezza sugli obiettivi strategici del conflitto. Trump ha parlato più volte di voler “mettere fine al regime iraniano”, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha assicurato che il cambio di regime non è l’obiettivo americano. Nel frattempo il vicepresidente JD Vance resta defilato dal dibattito pubblico, evitando di legare troppo la propria immagine alla guerra in Medio Oriente, proprio lui che durante la campagna elettorale del 2024 aveva promesso agli elettori americani di evitare nuovi conflitti.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 14/03/2026 10:32

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure