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Uranio iraniano, la mossa di Putin a Trump: “Portiamolo in Russia”. La Casa Bianca dice no

Pubblicato: 14/03/2026 13:11

La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele si gioca anche nelle pieghe più riservate della diplomazia. Nelle ultime ore è emersa un’indiscrezione sulla telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin, una conversazione che avrebbe toccato il punto più delicato dell’intero conflitto: il destino dell’uranio arricchito iraniano. Secondo quanto rivelato dal sito americano Axios, il presidente russo avrebbe avanzato una proposta concreta per ridurre il rischio nucleare: trasferire in Russia le scorte di uranio attualmente detenute da Teheran. Un’idea che nelle intenzioni del Cremlino potrebbe diventare la base di un accordo per fermare l’escalation militare.

La risposta della Casa Bianca, però, sarebbe stata negativa. Trump avrebbe respinto l’ipotesi spiegando che una soluzione simile non rientra nella sua concezione di “messa in sicurezza” del materiale nucleare iraniano, ritenendo che spostare l’uranio in Russia non garantirebbe un controllo sufficiente su una materia così sensibile.

Il nodo dell’uranio arricchito iraniano

Al centro della discussione ci sono circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una quantità che secondo le valutazioni di Washington rappresenta una delle principali minacce strategiche della regione. Si tratta di materiale che, con ulteriori passaggi tecnici relativamente rapidi, potrebbe essere convertito in uranio per uso militare nel giro di poche settimane. Secondo gli analisti americani, una simile scorta sarebbe sufficiente per produrre più di dieci bombe nucleari.

Proprio questo rischio è stato indicato dagli Stati Uniti e da Israele come uno dei motivi principali che hanno portato allo scontro diretto con Teheran. Nella visione del Cremlino, tuttavia, la Russia potrebbe svolgere un ruolo di garanzia, facilitando la rimozione delle scorte nucleari iraniane senza un intervento militare sul campo da parte di americani o israeliani.

Il precedente dell’accordo nucleare del 2015

La proposta di Putin non nasce nel vuoto. Durante l’accordo nucleare del 2015, la Russia aveva già svolto un ruolo simile, immagazzinando parte dell’uranio a basso arricchimento iraniano nell’ambito dell’intesa internazionale che limitava il programma atomico di Teheran. Proprio per questo Mosca è considerata uno dei pochi paesi al mondo con le competenze tecniche e la capacità industriale necessarie per gestire operazioni di trasferimento e stoccaggio di materiale nucleare sensibile.

Secondo Axios, il trasferimento dell’uranio non sarebbe stata l’unica proposta avanzata dal Cremlino durante la telefonata. La Russia avrebbe messo sul tavolo diverse ipotesi per ridurre la tensione e aprire una via negoziale alla fine della guerra.

Prima dello scoppio del conflitto, però, anche l’Iran aveva respinto l’idea di trasferire il proprio uranio arricchito all’estero. Le autorità di Teheran avevano avanzato una controproposta: diluire il materiale direttamente all’interno dei propri impianti nucleari, sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Una soluzione che avrebbe consentito al paese di mantenere il controllo del proprio programma nucleare pur riducendo il livello di arricchimento del materiale.

Sempre secondo Axios, mentre sul piano diplomatico si discute del destino del programma nucleare iraniano, sul terreno il conflitto rischia di allargarsi. Israele starebbe infatti pianificando una massiccia operazione terrestre nel sud del Libano, con l’obiettivo di prendere il controllo dell’area a nord del fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah. Se confermata, l’operazione potrebbe diventare la più grande invasione israeliana in territorio libanese dal 2006, ampliando ulteriormente la guerra regionale.

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