
Tre giovani sono stati giustiziati in Iran dopo essere stati condannati per il loro coinvolgimento nelle proteste esplose all’inizio dell’anno. Le autorità li accusavano dell’omicidio di agenti di polizia e di aver condotto operazioni a favore di Stati Uniti e Israele.
Si tratta delle prime esecuzioni ufficialmente collegate alle manifestazioni scoppiate tra la fine di dicembre e gennaio, inizialmente nate contro il caro vita e poi trasformatesi in una protesta più ampia contro la Repubblica islamica.
Le accuse e la condanna
Secondo quanto riportato dal sito della magistratura iraniana Mizan Online, i tre giovani – Mehdi Ghasemi, Saleh Mohammadi e Saeed Davoudi – sono stati impiccati nella città di Qom.
Le autorità li ritenevano responsabili dell’uccisione di due agenti delle forze dell’ordine e li avevano condannati per il reato di “moharebeh”, ovvero “guerra contro Dio”, uno dei capi d’accusa più gravi previsti dall’ordinamento iraniano. L’esecuzione, secondo la versione ufficiale, sarebbe avvenuta in pubblico, alla presenza di un gruppo di persone.
Le denunce delle organizzazioni per i diritti umani
Le organizzazioni internazionali hanno duramente contestato il procedimento. Amnesty International aveva già segnalato casi di manifestanti condannati a morte dopo processi ritenuti non equi, tra cui anche quello di Saleh Mohammadi, appena diciottenne.
Anche l’organizzazione Iran Human Rights ha denunciato che i tre giovani sarebbero stati giudicati sulla base di confessioni estorte sotto tortura, parlando apertamente di processi iniqui.
Le ONG temono inoltre una nuova ondata di esecuzioni, che potrebbe colpire altri manifestanti e prigionieri politici, soprattutto nel contesto della crescente tensione legata alla guerra.
La posizione delle autorità iraniane
La versione del governo iraniano è diversa. Secondo Teheran, le proteste – iniziate come manifestazioni pacifiche contro il costo della vita – sarebbero poi degenerata in violenze e atti terroristici, alimentati da interferenze esterne.
Le autorità sostengono che durante i disordini si siano verificati attacchi contro forze dell’ordine e luoghi religiosi, giustificando così la repressione.
I numeri della repressione
Il bilancio delle proteste resta incerto e fortemente contestato. Le autorità iraniane parlano di oltre 3.000 morti, includendo membri delle forze di sicurezza e civili.
Secondo l’organizzazione indipendente Hrana, però, il numero delle vittime sarebbe molto più alto: oltre 7.000 morti, in gran parte manifestanti.
Numeri difficili da verificare, ma che confermano la portata di una repressione che continua a suscitare forti preoccupazioni a livello internazionale.


