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Iran, Bremmer: “Trump è in trappola, niente vittoria possibile. E ora la recessione è inevitabile”

Pubblicato: 20/03/2026 14:56

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di avere conseguenze ben oltre il piano militare. Secondo l’analista geopolitico Ian Bremmer, fondatore di Eurasia Group, il conflitto ha già prodotto un effetto chiaro: Donald Trump è senza via d’uscita e l’economia globale “si avvia verso una recessione inevitabile“, ha detto in una lunga intervista al Corriere della Sera.

“Errore strategico grave, crisi senza soluzione a breve”

Per Bremmer, l’attacco all’Iran rappresenta «il più grave errore di valutazione delle presidenze di Trump». L’analista respinge l’idea di un “Armageddon energetico” totale, ma sottolinea come la situazione sia comunque estremamente critica: con lo Stretto di Hormuz bloccato e le tensioni in aumento, «non si vede una soluzione a breve termine».
Il punto centrale è che il conflitto ha colpito il cuore del sistema energetico globale, rendendo quasi inevitabile una contrazione economica su scala mondiale.

“Trump ha sottovalutato l’Iran”

Secondo Bremmer, Trump non sarebbe stato “trascinato” nel conflitto, ma avrebbe scelto consapevolmente di intervenire, convinto di poter replicare successi militari precedenti. Il presidente americano avrebbe fatto affidamento sulla superiorità tecnologica e militare degli Stati Uniti, sottovalutando però la capacità di risposta iraniana.

Un errore aggravato dal fatto che, dopo i primi colpi subiti, la leadership iraniana non avrebbe più nulla da perdere: «Il vertice del regime, ormai decimato, non cerca più soluzioni diplomatiche e non teme ulteriori escalation».

“È in trappola: non può più dichiarare vittoria”

Il punto più critico, secondo Bremmer, è politico. Trump si troverebbe ora in una situazione di stallo, senza una strategia chiara per uscire dal conflitto. «È in trappola», spiega. «Ha già colpito tutti gli obiettivi militari dichiarati, ma l’Iran continua a reagire con missili balistici e droni».

In questo scenario, il presidente non può nemmeno seguire una delle sue strategie tipiche, ovvero dichiarare una vittoria e ritirarsi: con Hormuz chiuso e l’economia globale sotto pressione, sarebbe impossibile sostenere una narrazione di successo.

Il rischio escalation: truppe di terra e costi altissimi

Tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe anche un possibile intervento con forze di terra, con tre scenari principali: il controllo degli impianti nucleari iraniani; l’occupazione dell’isola di Kharg, snodo del petrolio; la presa di un tratto costiero per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Operazioni che Bremmer definisce estremamente complesse e rischiose, con costi elevati in termini di vite umane e con esiti tutt’altro che certi.

Crisi globale e conseguenze politiche negli Usa

Sul piano economico, Bremmer esclude che gli Stati Uniti possano trarre vantaggio dalla crisi. Anche se energeticamente più autonoma, l’America resta legata a mercati globali interconnessi, e subirà comunque gli effetti dell’aumento dei prezzi e delle difficoltà negli approvvigionamenti.

Infine, il conflitto rischia di avere ripercussioni anche sul piano interno. Le elezioni di medio termine si terranno regolarmente, ma secondo l’analista Trump potrebbe perderle, aprendo una fase di forte instabilità politica e legale. «Ci aspettano tempi pericolosi», conclude Bremmer, sintetizzando uno scenario in cui la crisi militare si intreccia sempre più con quella economica e politica.

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