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Al Jazeera si gira contro Teheran: per Doha Usa e Israele stanno vincendo la guerra

Pubblicato: 22/03/2026 16:52

C’è un passaggio che pesa più degli altri, perché arriva da dove nessuno se lo aspettava. Al Jazeera, storicamente allineata su posizioni filo-palestinesi e spesso critiche verso Stati Uniti e Israele, pubblica un editoriale che ribalta la narrazione dominante: la guerra contro l’Iran non è un errore strategico, ma una campagna che sta funzionando. Non è solo un’opinione. È un segnale politico.

Il network qatariota, considerato uno dei principali strumenti di influenza del Golfo e vicino alla famiglia reale degli Al Thani, ha sempre rappresentato una voce alternativa rispetto alle letture occidentali del Medio Oriente. Per questo la svolta colpisce osservatori e analisti: non si tratta di un cambio di tono, ma di un cambio di prospettiva. E quando cambia Doha, spesso significa che qualcosa si è già mosso sotto la superficie.

La svolta del Qatar e il cambio di equilibrio

Dietro questa inversione di linea c’è un fatto preciso: l’Iran ha colpito direttamente il Qatar, prendendo di mira non solo la grande base militare americana sul suo territorio, ma anche infrastrutture energetiche e aree civili di Doha. È questo passaggio a segnare la rottura di un equilibrio ambiguo che per anni aveva tenuto insieme interessi economici e prudenza geopolitica.

Il Qatar, infatti, ha sempre mantenuto una posizione intermedia tra il mondo sunnita e quello sciita, anche per ragioni concrete: la condivisione con Teheran di uno dei più grandi giacimenti di gas al mondo imponeva una convivenza strategica. Ma l’attacco diretto cambia tutto. Come già accaduto con gli Emirati Arabi Uniti, anche Doha si trova ora spinta dentro una coalizione più compatta a fianco degli Stati Uniti.

La lettura strategica: l’Iran in declino

L’editoriale pubblicato da Al Jazeera, firmato da un esperto di sicurezza del Doha Institute, offre una chiave di lettura netta: chi parla di caos e fallimento starebbe guardando i parametri sbagliati. Il punto non è il costo della guerra, ma il risultato strategico.

Secondo questa analisi, la campagna militare guidata da Usa e Israele avrebbe prodotto una degradazione sistematica delle capacità iraniane. I numeri citati sono indicativi: i lanci di missili balistici sarebbero crollati di oltre il 90%, così come l’uso dei droni. Le difese aeree sarebbero state neutralizzate al punto da consentire operazioni aeree quasi indisturbate, mentre le infrastrutture militari e industriali vengono colpite per impedire la ricostruzione.

Non si tratta, nella lettura proposta, di bombardamenti casuali, ma di una strategia articolata in fasi: prima la neutralizzazione delle difese e del comando, poi l’attacco alla capacità produttiva. Il risultato è un Iran che, sempre secondo questa visione, si trova ora davanti a un dilemma operativo e strategico, con margini sempre più ridotti di azione.

Nucleare, Hormuz e fine della rete di proxy

Un altro punto centrale riguarda il programma nucleare iraniano. L’editoriale sostiene che i principali siti, come Natanz e Fordow, sarebbero stati resi inutilizzabili, rallentando in modo decisivo la corsa verso la bomba. Non una soluzione definitiva, ma un colpo strutturale che cambia il quadro.

Sul piano economico e geopolitico, la questione dello Stretto di Hormuz viene riletta in modo opposto rispetto alla narrazione prevalente: la sua chiusura non sarebbe un’arma efficace per Teheran, ma un boomerang. Colpirebbe le esportazioni iraniane e incrinerebbe i rapporti con partner chiave come la Cina, aumentando l’isolamento del regime.

Infine, la rete dei proxy – da Hezbollah alle milizie irachene fino agli Houthi – viene descritta come sempre più frammentata. Gli attacchi continuano, ma in modo meno coordinato e più costoso politicamente per i Paesi che li ospitano. La morte del vertice e la decapitazione dei Pasdaran, nella lettura proposta, segnerebbero un punto di non ritorno nella capacità iraniana di proiettare potenza nella regione.

Una guerra imperfetta ma efficace?

L’elemento più interessante dell’editoriale è forse questo: non nega i costi della guerra. Parla di vittime civili, danni economici globali, tensioni crescenti. Ma ribalta il confronto, sostenendo che il vero errore sarebbe stato non intervenire, lasciando crescere un Iran sempre più vicino alla capacità nucleare e sempre più dominante nel Golfo.

È qui che si gioca la partita narrativa. Perché la svolta di Al Jazeera non certifica solo un giudizio militare, ma indica un possibile cambio di clima nel mondo arabo. E quando cambia la narrazione, spesso è il preludio a un cambiamento più profondo negli equilibri reali.

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Ultimo Aggiornamento: 22/03/2026 21:27

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