
Si intensifica ulteriormente il confronto tra Iran e Israele con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e un’escalation su più livelli. Proseguono attacchi, esplosioni e operazioni militari tra Iran, Israele e Libano, mentre sul piano politico e diplomatico emergono segnali contrastanti: Washington alza i toni contro Teheran, l’Iran fissa condizioni rigide per la pace e rivendica la propria posizione, mentre Cina, Pakistan e altri attori spingono per la ripresa dei negoziati. La crisi assume sempre più una dimensione regionale e globale. Nel frattempo Trump prepara il “colpo finale”?
20.40 – Iran, Trump prepara il “colpo finale” contro gli ayatollah?
“L’Iran ci sta implorando di avere un accordo”. Nella prima riunione di gabinetto dall’inizio della guerra Trump dice che l’Iran è stato sconfitto. “L’aviazione, la marina e il potenziale missilistico di Teheran sono stati distrutti”, afferma il tycoon, aggiungendo che però la guerra non è finita e il prezzo del petrolio potrebbe ancora salire. E mentre si muove la diplomazia, secondo i media, Washington starebbe preparando il “colpo finale” contro gli ayatollah.
19:22 — Cina: “Washington e Teheran desiderose di riprendere i negoziati”
“Stati Uniti e Iran hanno entrambi la volontà di riprendere i negoziati”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi nel corso di una conversazione telefonica con l’omologa canadese Anita Anand. Wang ha sottolineato che la comunità internazionale dovrebbe incoraggiare entrambe le parti a tornare al tavolo negoziale e “cercare vie efficaci per una soluzione politica” del conflitto. Nel colloquio ha inoltre evidenziato come Cina e Canada possano svolgere un ruolo costruttivo per favorire un’intesa e contribuire alla de-escalation.
18:56 — Idf: “Da inizio nuove operazione contro Hezbollah in Libano uccisi 750 operativi”
Il capo del comando settentrionale dell’Idf, il generale Rafi Milo, ha reso noto che le forze israeliane hanno ucciso 750 operativi di Hezbollah dall’inizio della nuova operazione in Libano. “Abbiamo esteso l’operazione di terra di un altro passo per ampliare la zona di sicurezza e allontanare la minaccia per i residenti del nord”, ha dichiarato.
18:48 — Il presidente iraniano Pezeshkian ringrazia Mosca per il sostegno
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ringraziato la Russia per il sostegno, citando i messaggi del presidente Vladimir Putin e il supporto del popolo russo. In un messaggio pubblicato su X, ha parlato di legami rafforzati e di una cooperazione che potrebbe contribuire alla sicurezza regionale.
18:47 — Ghalibaf: “Nessuno può imporci ultimatum, avanti fino alla vittoria”
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che l’Iran non accetterà ultimatum e proseguirà fino alla “piena vittoria”, sottolineando il sostegno popolare e i sacrifici delle forze armate.
18:32 — Araghchi: “Soldati Usa in Hotel del Golfo usano civili come scudi umani”
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato i soldati statunitensi di essersi spostati in strutture civili nei Paesi del Golfo, sostenendo che ciò li esporrebbe a usare i civili come “scudi umani”.
18:21 — Trump: “Ci siamo sempre per gli alleati Nato, forse non sarà più così”
Il presidente americano Donald Trump ha criticato gli alleati Nato, affermando che gli Stati Uniti hanno sempre protetto l’Europa ma che questa posizione potrebbe cambiare.
18:13 — Trump: “Guerra non riguarda Nato? Parole Merz inappropriate”
Trump ha definito “molto inappropriate” le dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui la guerra in corso non riguarderebbe la Nato.
18:05 — Almeno tre esplosioni nel nord di Teheran
Almeno tre esplosioni sono state udite nel nord della capitale iraniana, precedute dal sorvolo di aerei da combattimento. Non è chiaro quali obiettivi siano stati colpiti.
17:38 — Un morto e 14 feriti in attacco missilistico Hezbollah nel nord di Israele
È salito a un morto e 14 feriti il bilancio dell’attacco missilistico di Hezbollah a Nahariya, nel nord di Israele. Un uomo è deceduto sul posto e un altro è rimasto gravemente ferito.
17:21 — Ok al passaggio delle navi spagnole a Hormuz: rispetta diritto internazionale
L’ambasciata iraniana in Spagna ha dichiarato che Teheran è disponibile ad accogliere richieste di transito nello Stretto di Hormuz da parte di Madrid, sottolineando il rispetto del diritto internazionale da parte della Spagna.
11.30 L’annuncio di Israele: “Ucciso il comandante della marina iraniana”
Il comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione islamica, Alireza Tangsiri, è stato ucciso in un attacco a Bandar Abbas. Lo ha riferito una fonte israeliana, citata dalla stampa. Secondo quanto riferito dal funzionario, Tangsiri era responsabile della chiusura dello Stretto di Hormuz. Non c’è stato ancora alcun commento da parte dell’Iran o dell’esercito israeliano in merito all’attacco.

7.56 Trump: “Pronti a scatenare l’inferno”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confidato ai suoi collaboratori, nei giorni scorsi, di voler porre fine alla guerra in Iran entro poche settimane ed evitare un conflitto prolungato a costo di “scatenare l’inferno”. Lo hanno riferito al Wall Street Journal fonti a conoscenza dei fatti. In privato Trump, avrebbe affermato di credere che la guerra fosse nella sua fase finale e avrebbe esortato i consiglieri a rispettare una tempistica di quattro-sei settimane. Sempre secondo alcune fonti, i funzionari della Casa Bianca avevano programmato un vertice a metà maggio con il presidente cinese Xi Jinping, prevedendo che la guerra si sarebbe conclusa prima dell’incontro. Trump avrebbe anche detto a un collaboratore che il conflitto sta distogliendo l’attenzione dalle priorità interne
05:49 – Emirati sotto attacco, scattano le difese
Le difese antiaeree degli Emirati Arabi Uniti sono entrate in funzione per intercettare missili e droni provenienti dall’Iran, segno che il conflitto si sta progressivamente allargando oltre i confini diretti tra Washington e Teheran. La risposta militare emiratina conferma che anche i Paesi del Golfo sono ormai coinvolti operativamente, con il rischio concreto di una regionalizzazione dello scontro che potrebbe compromettere ulteriormente la sicurezza energetica globale e la stabilità dell’area.
04:45 – Pechino parla di “spiragli”, ma il campo dice altro
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha parlato di segnali positivi da parte di Usa e Iran verso possibili negoziati, definendoli un “barlume di speranza”. Tuttavia, queste aperture diplomatiche si scontrano con la realtà sul terreno, dove continuano movimenti militari e preparativi difensivi. La distanza tra diplomazia e operazioni militari resta ampia, alimentando l’incertezza su una possibile de-escalation nel breve periodo.
04:43 – Hormuz, Teheran vuole far pagare il passaggio
Il Parlamento iraniano sta lavorando a una legge per imporre un pedaggio alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, rivendicando il controllo su uno dei corridoi energetici più strategici al mondo. La misura avrebbe un impatto diretto sui mercati globali e rappresenterebbe una risposta economica e politica alla pressione militare americana, rafforzando la posizione di Teheran nella gestione del traffico marittimo.
03:52 – Israele intensifica i raid sul territorio iraniano
L’esercito di Israele ha annunciato attacchi su larga scala contro infrastrutture iraniane, colpendo obiettivi considerati strategici per le capacità militari di Teheran. L’intervento israeliano aumenta la complessità del conflitto e amplia il fronte operativo, contribuendo a una dinamica di escalation che rende sempre più difficile isolare lo scontro tra Iran e Stati Uniti.
03:03 – La portaerei Lincoln continua le operazioni
Il comando centrale americano ha confermato che la portaerei Uss Abraham Lincoln prosegue le missioni militari contro obiettivi iraniani, nonostante i tentativi di Teheran di colpirla con missili. La presenza navale statunitense resta uno degli elementi chiave della pressione militare nel Golfo, mentre gli Stati Uniti continuano a valutare scenari più avanzati, inclusa un’eventuale operazione di terra.
02:00 – Trump ammette i costi ma rilancia la strategia
Il presidente Donald Trump ha riconosciuto che la guerra ha fatto aumentare i prezzi della benzina e della vita quotidiana, ma ha difeso la scelta militare parlando della necessità di “eliminare il cancro Iran”. Le dichiarazioni confermano una linea politica che punta a mantenere alta la pressione su Teheran, nonostante le conseguenze economiche interne.
01:37 – La tesi americana: Iran vicino alla bomba
Trump ha ribadito che al momento dell’attacco l’Iran era a due settimane dalla produzione di un’arma nucleare, giustificando così l’operazione militare. Una versione che continua a essere contestata da diversi osservatori, ma che resta centrale nella narrativa americana per legittimare il conflitto.
01:35 – “Stiamo vincendo”: la narrazione della Casa Bianca
Il presidente americano ha attaccato i media parlando di “fake news” e sostenendo che gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra, arrivando a dire che il conflitto sarebbe stato deciso nei primi giorni. Una posizione che contrasta con i timori di escalation e con i rischi evidenziati dagli stessi ambienti militari.
00:58 – Negoziati negati e pressione interna in Iran
Secondo Trump, i negoziatori iraniani starebbero partecipando a colloqui ma temerebbero ritorsioni interne, motivo per cui Teheran continua a negare ogni trattativa. Una ricostruzione respinta dal governo iraniano, che mantiene una linea di chiusura totale.
00:41 – Kharg torna al centro della strategia americana
L’isola di Kharg torna al centro delle valutazioni strategiche statunitensi come possibile obiettivo militare. Il suo ruolo è decisivo: da qui passa circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, rendendola un punto nevralgico per colpire l’economia di Teheran.
00:31 – Mine e trappole: Teheran si prepara allo sbarco
Secondo fonti di intelligence, l’Iran ha rafforzato le difese sull’isola di Kharg, dispiegando sistemi missilistici e piazzando mine antiuomo e anticarro lungo le coste in vista di un possibile sbarco americano. L’operazione, se avviata, comporterebbe rischi altissimi e potrebbe trasformarsi in uno scontro diretto su larga scala tra Usa e Iran.


