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Influenza aviaria in Lombardia, c’è il primo caso. Come si trasmette il virus dagli animali all’uomo

Pubblicato: 26/03/2026 18:43

Il sistema di sorveglianza sanitaria lombardo ha acceso i riflettori su un evento senza precedenti nel Vecchio Continente: la conferma di un caso di influenza aviaria A (H9N2) in una persona residente in Lombardia. Nonostante il Ministero della Salute abbia precisato che si tratta di un soggetto in condizioni fragili, rientrato da un viaggio fuori dai confini europei, la notizia ha inevitabilmente riattivato il timore per i rischi di salto di specie. Quello segnalato in Italia rappresenta infatti il primo caso confermato in Europa attribuito a questo specifico ceppo, un evento che rompe una barriera geografica finora rimasta intatta per questo sottotipo.

Il virus H9N2: tra bassa patogenicità e rischio mammiferi

Per comprendere la portata dell’evento, è necessario distinguere tra le diverse varianti della malattia. Il virus di sottotipo H9N2 rientra tra quelli definiti a bassa patogenicità (LPAI). Negli ultimi decenni, questo patogeno ha mostrato una capacità di diffusione capillare nel pollame in varie aree del globo, colpendo però anche diverse specie di mammiferi. Come evidenziato da studi pubblicati su PubMed Central, sebbene il contagio dagli animali all’uomo sia un’eventualità nota, la trasmissione interumana — ovvero da persona a persona — “non è stata mai documentata finora”, un dato che permette al Ministero della Salute di mantenere un profilo di rassicurazione verso l’opinione pubblica.

L’allarmismo che spesso circonda l’influenza aviaria deriva dalla falsa percezione che esista un unico virus. Al contrario, la famiglia è variegata e ogni sottotipo presenta rischi differenti. Sebbene ogni virus dell’influenza aviaria A rappresenti una «potenziale fonte di rischio pandemico» in quanto trasmissibile ai mammiferi, l’attenzione internazionale oggi è catalizzata soprattutto dal sottotipo H5N1 ad alta patogenicità, protagonista di epidemie globali tra volatili e bovini, specialmente negli Stati Uniti.

Sorveglianza attiva e statistiche globali: cosa dice l’ECDC

I numeri aiutano a perimetrare il pericolo reale. Secondo una nota ufficiale dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), dal 1998 al 27 febbraio 2026, sono stati segnalati in tutto il mondo 195 casi umani di influenza aviaria A(H9N2), distribuiti in 10 paesi tra Asia e Africa. Di questi, solo due hanno avuto esito fatale. Il virus nell’uomo tende a manifestarsi con sindromi simil-influenzali lievi. Per quanto riguarda le modalità di contagio, il Ministero della Salute ribadisce che avviene tramite «esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati».

Attualmente, l’ECDC «valuta come molto basso il rischio per la popolazione generale nell’UE/SEE di contrarre l’influenza A(H9N2)». Nonostante questa rassicurazione e l’assenza di focolai documentati tra esseri umani, le autorità italiane non hanno abbassato la guardia: è stato attivato il protocollo di sorveglianza e sono già stati individuati e monitorati tutti i contatti del caso lombardo. La sorveglianza resta la parola chiave: più il virus circola, più aumentano le probabilità di mutazioni imprevedibili.

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