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“Ti seguiamo in diretta”. Prof accoltellata, spuntano le chat dell’orrore: “Tutto organizzato”

Pubblicato: 26/03/2026 21:22

Dietro il brutale accoltellamento della professoressa di francese a Trescore Balneario, si nasconde un sottobosco digitale fatto di codici anglofoni, riferimenti a stragi passate e una pianificazione collettiva che trasforma la violenza in uno show. Alle 1.23 di notte, su un gruppo Telegram creato appena il 24 marzo, compare un messaggio inquietante: “Cosa succede se ti ritrovi nella situazione di Hugo Jackson?”. Il riferimento è al quindicenne svedese che nel 2021 filmò in diretta su Twitch l’assalto al suo insegnante. Non è un paragone casuale: il tredicenne bergamasco stava preparando la sua personale versione della “diretta”, incitato da una cerchia ristretta di utenti che lo attendevano come si aspetta il lancio di un videogioco. “Ti guarderò domani con i miei amici sul bus”, scrive un membro della chat, mentre un altro, non ricevendo risposta, ipotizza: “O sta dormendo o si sta preparando o la polizia lo ha già preso”.

TELEGRAM | Le chat del gruppo

L’estetica dell’odio: la diretta streaming dell’orrore

Fanpage è riuscita a penetrare in questa “camera dell’eco”, dove la violenza viene normalizzata e consumata in tempo reale. Il mattino del 25 marzo, la tensione nel gruppo è palpabile. Alle 7:16, il tredicenne scrive: “Non riesco a fare la chiamata in questo gruppo”, riferendosi alla difficoltà tecnica di trasmettere il video. Gli altri utenti incalzano: “Dove sta trasmettendo?”“Prova ancora”. Poi, il segnale arriva. Il video mostra la strada, l’ingresso a scuola e infine l’aggressione. Intorno alle 8, una volta compiuto l’atto, molti profili spariscono nel nulla, eliminando gli account per cancellare le tracce. Resta solo una ragazza, probabilmente residente negli Stati Uniti, che descrive il loro rapporto come esclusivo: “Noi eravamo i più stretti”. La giovane ammette che il tredicenne aveva pianificato tutto, compreso l’intento di uccidere il padre, gesto da cui si sarebbe ritratto per mancanza di coraggio.

TELEGRAM | Le chat con l’amica del 13enne

Nonostante lei affermi di avergli inviato un ultimo messaggio per dirgli “di non farlo”, nella chat di gruppo non compare alcuna traccia di dissenso, solo attesa messianica per l’evento. Questo ambiente chiuso funge da incubatore d’odio, dove il bisogno di essere visti supera la morale. Il ragazzo aveva persino pubblicato un post intitolato “Manifesto The final solution”, un documento dettagliato in cui spiega che l’accoltellamento non è solo vendetta, ma un modo per “rompere una routine noiosa nel modo più estremo possibile”. Per lui, le regole sono ostacoli da infrangere per affermare la propria autonomia contro gli adulti.

Questa dinamica di gruppo trasforma il gesto individuale in un contenuto da consumare collettivamente. È la costruzione di un personaggio che esiste solo attraverso il riflesso di un pubblico complice. Il loop di radicalizzazione si nutre della solitudine di questi giovanissimi, offrendo loro un senso di appartenenza costruito sulla contrapposizione a un nemico comune, in questo caso l’istituzione scolastica e familiare. La violenza diventa così l’unica moneta di scambio per ottenere un riconoscimento che, nel mondo reale, sentono di non avere.

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