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Guerra in Iran, nuovi attacchi su Teheran. Incendio all’aeroporto del Kuwait. Paesi del Golfo pronti a rispondere alle aggressioni

Pubblicato: 28/03/2026 22:51

L’escalation si muove su più piani e con una velocità che rende ogni aggiornamento già superato pochi minuti dopo. Nella notte tra Stati Uniti, Israele e Iran il conflitto ha segnato un nuovo punto di rottura con l’attacco diretto a una base americana in Arabia Saudita, segnale che la guerra non resta più confinata ai territori direttamente coinvolti ma si allarga a tutta la regione. Intanto gli Houthi si uniscono all’Iran. Sullo sfondo, le parole di Marco Rubio provano a contenere l’orizzonte temporale, parlando di settimane e non mesi, mentre Donald Trump alterna minacce e aperture, arrivando perfino a ribattezzare lo Stretto di Hormuz come “Stretto di Trump”. Intanto i raid sui siti nucleari iraniani continuano, le diplomazie si muovono, ma la sensazione è che il conflitto stia entrando in una fase nuova, più diretta e più rischiosa, con il coinvolgimento crescente di attori regionali e globali.

22:51 – Paesi del Golfo, cresce il rischio ritorsioni contro l’Iran: “Possibilità aumenta di giorno in giorno”
Aumenta la tensione tra l’Iran e i Paesi del Golfo, che iniziano a valutare apertamente possibili ritorsioni. Secondo fonti ufficiali della regione, la possibilità di una risposta militare “aumenta di giorno in giorno”, soprattutto alla luce degli attacchi subiti nelle prime fasi del conflitto.
I governi del Golfo sottolineano di aver mantenuto finora una linea prudente, pur non avendo concesso l’uso del proprio spazio aereo o delle basi militari a Stati Uniti e Israele. Nonostante ciò, riferiscono di essere stati comunque colpiti da azioni iraniane poche ore dopo l’inizio delle ostilità.
Finora ha prevalso la cautela, anche per l’impatto già significativo della guerra sull’economia globale. Tuttavia, cresce il riferimento all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che riconosce il diritto all’autodifesa. I funzionari ribadiscono la priorità della diplomazia, ma avvertono che, in caso di escalation e di nuovi attacchi, potrebbero essere prese in considerazione “altre opzioni”.

21:32 – Pahlavi contro i negoziati con Teheran: “Non saranno mai partner affidabili”
Reza Pahlavi,
figlio dello scià deposto dell’Iran e da anni in esilio, ha messo in guardia contro qualsiasi accordo con l’attuale leadership iraniana, sostenendo che rappresenterebbe comunque una minaccia per la sicurezza internazionale.
Intervenendo alla Conservative Political Action Conference in Texas, Pahlavi ha dichiarato che il regime di Teheran utilizzerebbe eventuali negoziati solo per “guadagnare tempo”, accusandolo di non poter essere un interlocutore credibile per la pace: “Non saranno mai partner onesti o veri”.
Pahlavi, che si propone come possibile guida alternativa per il Paese, ha ribadito la sua opposizione a qualsiasi apertura diplomatica, mentre l’opposizione iraniana resta frammentata e priva di una leadership condivisa.

19:57 – Iran: ucciso il responsabile della ricerca nucleare in un raid aereo
Ali Fouladvand,
responsabile della ricerca presso l’Organizzazione iraniana per l’innovazione e la ricerca difensiva, è stato ucciso in un raid aereo a Borujerd, secondo quanto riportato da media iraniani e rilanciato da Iran International.
Nell’attacco sarebbero morti anche alcuni membri della sua famiglia. Fouladvand aveva un ruolo nella supervisione di attività di ricerca militare considerate sensibili ed era già sopravvissuto a un precedente attacco durante la guerra dello scorso giugno, in cui aveva perso la moglie.

19:08 – Wsj: colpito un aereo-sentinella Usa in Arabia Saudita
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, un aereo-sentinella statunitense sarebbe stato colpito in Arabia Saudita. Si tratterebbe di un velivolo chiave per le operazioni di sorveglianza e controllo nello spazio aereo della regione.
Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sull’entità dei danni né su eventuali conseguenze operative, mentre la notizia si inserisce nel quadro di crescente tensione militare in Medio Oriente.

19:04 – Incendio all’aeroporto del Kuwait dopo attacco con droni
Un vasto incendio è divampato all’aeroporto internazionale del Kuwait dopo che alcuni droni hanno colpito i serbatoi di carburante, secondo quanto riferito dall’esercito kuwaitiano. Le immagini diffuse mostrano alte fiamme e una densa colonna di fumo nero nella zona dello scalo.
I vigili del fuoco sono al lavoro da ore per contenere il rogo, mentre l’attacco ha causato anche danni significativi al sistema radar dell’aeroporto. Non risultano al momento vittime. Nelle ultime 24 ore la difesa aerea del Kuwait avrebbe intercettato 15 droni, alcuni dei quali diretti proprio verso l’area aeroportuale.

18:54 – Forti esplosioni a Teheran: deflagrazioni avvertite nel centro della capitale
Forti esplosioni sono state udite a Teheran, nel centro della capitale iraniana, secondo quanto riferito da fonti sul posto. Le deflagrazioni sarebbero proseguite per diversi minuti, con segnalazioni anche di colonne di fumo in alcune aree della città.
L’episodio si inserisce in un contesto di alta tensione militare nella regione, a circa un mese dall’avvio delle operazioni di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno già portato in passato a raid e attacchi su obiettivi nella capitale e in altre città. Al momento non sono disponibili informazioni ufficiali su eventuali danni o vittime, mentre resta da chiarire la natura delle esplosioni.

13.01 – Tre giornalisti uccisi in un raid
Un raid aereo israeliano ha colpito una macchina sulla strada di Jezzine, nel sud del Libano, uccidendo cinque persone, di cui tre giornalisti. Ali Choeib, giornalista di al-Manar TV, suo figlio, un videografo, così come Fatima Ftouni, giornalista di al-Mayadeen TV, e suo fratello, anch’egli videografo, sono rimasti uccisi, secondo quanto riferito da Al-Mayadeen TV.

11.52 – Attacchi all’università in Iran
Gli edifici dell’Università iraniana di scienza e tecnologia hanno subito danni a seguito dei raid aerei avvenuti nella notte tra sabato e domenica: lo scrive Iran International che mostra un video. Ieri le autorità locali iraniane hanno denunciato che almeno 26 civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in un radi a Isfahan in un attacco, ha denunciato il vicegovernatore della provincia, come riportato da Nbc, ad una zona residenziale della città nell’Iran centrale.

08.42 – Gli Houthi si uniscono a Teheran ed entrano in guerra
Gli Houthi hanno annunciato ufficialmente di essersi uniti all’Iran nella guerra contro Usa e Israele. “Le forze armate yemenite hanno annunciato questa mattina la prima operazione militare con una partita di missili balistici che hanno preso di mira obiettivi militari sensibili del nemico israeliano nel sud della Palestina occupata”, si legge in una nota del portavoce dell’esercito riportata da al Masirah. “L’operazione è coincisa con quelle eroiche effettuate dai mujaheddin in Iran e dal partito di Dio in Libano (Hezbollah), si spiega ancora, e “ha raggiunto con successo i suoi obiettivi”. Gli attacchi, si avverte, “continueranno fino a quando gli obiettivi dichiarati non saranno raggiunti”, con un “sostegno diretto alla Repubblica islamica dell’Iran e ai fronti di resistenza in Libano Iraq e Palestina, finché l’aggressione non si fermerà su tutti i fronti di resistenza”.

07.30 – Missile sfiora caccia statunitense, scena alla top gun e disastro mancato
La scena sarebbe stata ripresa da tante angolazioni. Le contromisure del caccia F18 Hornet sono riuscite all’ultimo secondo a deviare il missile terra-aria spalleggiabile. Esattamente come nel secondo film di Top Gun. Il missile ha mancato il bersaglio – come documentato dal filmato postato sui social – mentre il super Hornet ha continuato la sua missione proprio sopra Chabahar, nel sud dell’Iran.

06:06 – Thailandia garantisce passaggio a Hormuz
La Thailandia annuncia di aver raggiunto un’intesa operativa con l’Iran per assicurare il passaggio sicuro delle proprie petroliere nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per il traffico energetico globale. La decisione arriva dopo i primi episodi di tensione registrati nelle scorse ore e rappresenta un segnale concreto di come diversi Paesi stiano cercando soluzioni bilaterali per proteggere i propri interessi. Bangkok punta a evitare interruzioni nelle forniture di greggio, mentre Teheran utilizza questi accordi per dimostrare di poter ancora gestire e influenzare il traffico marittimo nella regione nonostante la pressione militare.

02:52 – Israele colpisce obiettivi a Teheran
L’esercito israeliano conferma una nuova ondata di attacchi contro quelli che definisce “obiettivi del regime” nella capitale iraniana, ampliando ulteriormente il raggio delle operazioni. A Teheran sono state udite diverse esplosioni ravvicinate e sono state osservate colonne di fumo in più punti della città, segno di raid mirati su infrastrutture sensibili. L’assenza di dettagli ufficiali sugli obiettivi specifici lascia intendere un’operazione ancora in corso, con l’intento di colpire capacità industriali e strategiche. La pressione militare su Teheran appare quindi costante e crescente, con un impatto diretto anche sul piano simbolico.

00:58 – Usa valutano altri 10mila soldati
Secondo indiscrezioni provenienti da fonti americane, il Pentagono starebbe valutando l’invio di ulteriori 10mila soldati di terra in Medio Oriente, che si aggiungerebbero ai contingenti già presenti tra marines e paracadutisti. Si tratta di una valutazione che, pur non ancora tradotta in decisione operativa, segnala un possibile cambio di fase nel coinvolgimento statunitense. L’ipotesi di rafforzare la presenza sul terreno convive con la linea ufficiale di evitare operazioni terrestri su larga scala, ma indica che Washington sta preparando diversi scenari, anche nel caso in cui la situazione dovesse deteriorarsi rapidamente.

00:51 – Trump minaccia la Nato
Donald Trump torna ad attaccare frontalmente gli alleati europei, accusandoli di non aver sostenuto le operazioni militari contro l’Iran e di aver lasciato gli Stati Uniti isolati nella gestione della crisi. Il presidente ha evocato la possibilità di ridurre i fondi destinati alla Nato, mettendo in discussione uno dei pilastri della sicurezza occidentale. Le sue parole segnano un ulteriore elemento di tensione all’interno dell’alleanza, in un momento in cui il coordinamento internazionale sarebbe invece decisivo. Il messaggio politico è chiaro: chi non partecipa agli sforzi militari potrebbe pagare un prezzo anche sul piano strategico.

00:26 – Dieci militari Usa feriti in Arabia
Sale a dieci il numero dei militari americani rimasti feriti nell’attacco iraniano alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, con due soldati in condizioni gravi. Il bilancio, aggiornato nelle ultime ore, conferma la portata dell’azione e il livello di precisione raggiunto dai sistemi utilizzati. Il dato complessivo dei feriti americani dall’inizio del conflitto supera le centinaia, anche se molti sono già rientrati in servizio. L’episodio rappresenta comunque uno dei momenti più delicati della guerra, perché segna un colpo diretto a una struttura militare statunitense fuori dal territorio iraniano.

00:05 – Missili e droni contro base Usa
L’attacco alla base americana in Arabia Saudita è stato condotto utilizzando una combinazione di missili e droni, in grado di colpire sia infrastrutture sia velivoli presenti sulla pista. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati danneggiati diversi aerei cisterna, fondamentali per il rifornimento in volo delle operazioni militari. La scelta di colpire questo tipo di asset indica una strategia mirata a ridurre la capacità operativa americana nella regione. Si tratta di un salto di qualità nello scontro diretto, che porta il conflitto su un piano più aperto e rischioso.

00:02 – Trump: “Stretto di Trump”
Durante un intervento pubblico a Miami, Donald Trump ha definito lo Stretto di Hormuz come “Stretto di Trump”, salvo poi correggersi parzialmente tra ironia e provocazione. La frase, apparentemente estemporanea, riflette però la centralità strategica di quel passaggio e il tentativo politico di appropriarsene simbolicamente. Il controllo delle rotte energetiche resta infatti uno degli snodi principali della guerra, e il linguaggio utilizzato dal presidente contribuisce ad alzare ulteriormente il livello dello scontro, anche sul piano comunicativo.

00:02 – Trump: Teheran negozia
Trump sostiene che l’Iran stia cercando un accordo e che abbia già avviato contatti negoziali, parlando di un atteggiamento che definisce “implorante”. Secondo il presidente, le concessioni sul passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz sarebbero un segnale concreto di questa disponibilità. Tuttavia, la distanza tra le dichiarazioni americane e quelle iraniane resta ampia, e il quadro diplomatico appare ancora incerto. Le parole di Trump sembrano quindi più un messaggio politico che una fotografia condivisa della situazione.

00:01 – Rubio: cooperazione su Hormuz
Il segretario di Stato Marco Rubio sottolinea la necessità di una cooperazione internazionale per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, evitando che eventuali restrizioni possano causare danni economici globali. L’ipotesi che l’Iran possa introdurre forme di controllo o pedaggi viene considerata un rischio concreto, capace di destabilizzare i mercati energetici. Washington punta quindi a costruire un fronte condiviso per mantenere aperta la rotta anche oltre la fase delle ostilità, segnalando che la posta in gioco va ben oltre il conflitto militare.

00:01 – Rubio: guerra breve
Rubio ribadisce che l’obiettivo degli Stati Uniti è concludere l’operazione in poche settimane, evitando un coinvolgimento prolungato nel tempo. La linea ufficiale resta quella di non ricorrere a un dispiegamento massiccio di truppe di terra, puntando invece su operazioni mirate e sulla pressione diplomatica. Tuttavia, la complessità del quadro e le dinamiche sul campo rendono questa previsione tutt’altro che scontata. Le parole del segretario di Stato servono anche a rassicurare l’opinione pubblica americana.

00:01 – Iran: “Prezzo salato”
Teheran promette una risposta dura agli attacchi contro le proprie infrastrutture strategiche, accusando Stati Uniti e Israele di aver agito in modo coordinato. Il riferimento è ai raid su impianti industriali e nucleari, considerati un colpo diretto alla capacità produttiva e simbolica del Paese. Il linguaggio utilizzato dalle autorità iraniane lascia intendere che la fase delle ritorsioni non sia ancora conclusa e che ulteriori azioni possano essere già in preparazione.

00:01 – Witkoff: incontri imminenti
L’inviato speciale americano Steve Witkoff parla della possibilità di incontri con l’Iran nei prossimi giorni, segnale che il canale diplomatico non è stato interrotto nonostante l’intensità dei combattimenti. La prospettiva di un negoziato resta quindi sul tavolo, anche se appare fragile e condizionata dagli sviluppi militari. Il doppio binario tra guerra e diplomazia continua a caratterizzare questa fase del conflitto.

00:01 – Minaccia risposta a operazioni di terra
Fonti iraniane avvertono che un eventuale intervento terrestre americano verrebbe considerato una linea rossa, con una risposta diretta e simmetrica. Il messaggio è chiaro: l’apertura di una nuova fase della guerra comporterebbe un’escalation immediata e più ampia. La deterrenza si gioca anche su queste dichiarazioni, che mirano a frenare le valutazioni in corso a Washington.

00:01 – Un morto in Israele
Un attacco missilistico iraniano colpisce il centro di Israele, causando la morte di un uomo e diversi feriti. L’uso di una testata a grappolo amplia l’area dell’impatto e aumenta il rischio per la popolazione civile. L’episodio conferma che il conflitto continua a produrre conseguenze dirette anche lontano dai siti militari, alimentando la tensione interna e internazionale.

00:01 – Houthi pronti a intervenire
Gli Houthi dichiarano di essere pronti a entrare nel conflitto in caso di ulteriore escalation, ampliando il rischio di un coinvolgimento diretto anche nel Mar Rosso. La loro posizione introduce un ulteriore livello di complessità, perché potrebbe aprire nuovi fronti e rendere ancora più difficile il controllo della situazione.

00:00 – Colpiti siti nucleari iraniani
Raid congiunti di Stati Uniti e Israele colpiscono impianti strategici legati al nucleare iraniano, tra cui strutture per la produzione e il trattamento di materiali sensibili. Teheran assicura che non si sono verificate fuoriuscite radioattive, ma l’impatto politico e simbolico dell’operazione è significativo. Si tratta di uno degli obiettivi più sensibili del conflitto e di un punto destinato a pesare anche nelle eventuali trattative future.

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Ultimo Aggiornamento: 28/03/2026 23:13

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