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Mamma e figlia morte a Pietracatella, la procuratrice invita alla cautela: “Nessuna certezza sull’avvelenamento”

Pubblicato: 02/04/2026 18:02

Il mistero sulla tragica fine di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si infittisce, tra fughe di notizie e smentite ufficiali. Gli inquirenti, impegnati a ricostruire le ultime ore delle due donne, hanno deciso di tirare il freno a mano, invitando tutti alla massima cautela. La parola d’ordine è attendere l’esito definitivo del centro antiveleni Maugeri di Pavia. «Non abbiamo ancora nessuna certezza che madre e figlia siano state avvelenate con la ricina. Dal centro antiveleni di Pavia abbiamo soltanto avuto un’anticipazione sulla non negatività a quella sostanza», ha precisato con fermezza la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, cercando di smorzare il clamore mediatico che ha già emesso sentenze premature.

Tra sospetti di omicidio e il rischio inquinamento prove

La prudenza della Procura non è casuale. La dottoressa Antonelli ha definito “azzardate” le ricostruzioni circolate in questi giorni su un presunto avvelenamento volontario, spiegando che la “non negatività” non equivale ancora a una prova schiacciante. Mentre sono stati esclusi agenti comuni come il botulino o il veleno per topi, la ricerca si è spostata su patogeni rari. La preoccupazione del magistrato, tuttavia, va oltre i vetrini dei laboratori: «Innanzitutto sono preoccupata per questa ragazza, che già da mesi sta affrontando il dolore di una famiglia spezzata. Penso al peso mediatico che sta sopportando. Non è giusto ed è dovere di tutti tutelarla». C’è poi il rischio concreto che il rumore attorno al caso possa compromettere le indagini: il paradosso è che un eventuale colpevole, messo in allarme, potrebbe aver già cancellato tracce fondamentali.

Il passaggio del fascicolo dalla Procura di Campobasso a quella di Larino segna comunque un punto di svolta: l’ipotesi di reato è diventata quella di omicidio premeditato. Questa decisione scaturisce proprio dalla natura della sostanza sospetta, la cui assunzione difficilmente può essere considerata accidentale. Se qualcuno ha realmente somministrato il veleno, lo avrebbe fatto a Pietracatella, territorio di competenza di Larino. Resta l’attesa per l’autopsia completa, unico tassello in grado di confermare se dietro questa tragedia si celi una mano assassina o una tragica fatalità ancora da decifrare, evitando pericolosi effetti emulazione in una comunità già profondamente scossa.

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