
l mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Mircea Lucescu, morto all’età di 80 anni dopo gravi problemi cardiaci. Una notizia che scuote tifosi e addetti ai lavori, segnando la fine di una carriera straordinaria.
L’allenatore rumeno era stato colpito da un malore nei giorni scorsi, subito dopo i playoff mondiali disputati alla guida della nazionale contro la Turchia. Un episodio che aveva destato immediata preoccupazione sulle sue condizioni di salute.
Con il passare delle ore, il quadro clinico si è aggravato. I medici hanno deciso per il ricovero in terapia intensiva presso l’Ospedale Universitario di Bucarest, dove è stato monitorato costantemente.
Le ultime parole prima del malore: “Non posso andarmene da codardo”
Si può dire che sia ‘morto’ di pallone, dato che solo il 26 marzo scorso ha guidato la nazionale romena nella gara dei playoff mondiali persa contro la Turchia di Vincenzo Montella. Per esserci, era uscito dall’ospedale dove di trovava a causa di una malattia con cui lottava da mesi: «Non posso andarmene da codardo», aveva detto. Pochi giorni dopo era stato colpito da un nuovo malore mentre preparava un’amichevole.

La situazione è precipitata nel giorno di Pasqua, quando le condizioni dell’allenatore sono peggiorate in modo significativo. I sanitari hanno optato per il coma farmacologico nel tentativo di stabilizzarlo.
Nonostante gli sforzi del personale medico, Mircea Lucescu non ce l’ha fatta. Il decesso è avvenuto proprio nel reparto di terapia intensiva, dove era ricoverato da diverse ore in condizioni critiche.
Nelle ore precedenti si era diffusa una forte apprensione nel mondo sportivo internazionale. Messaggi di sostegno e vicinanza erano arrivati da club, ex giocatori e tifosi.

La sua carriera resta tra le più longeve e vincenti del calcio europeo. Mircea Lucescu ha allenato numerose squadre, lasciando un segno profondo ovunque sia passato.
Tecnico carismatico e innovativo, è stato un punto di riferimento per generazioni di allenatori e calciatori, contribuendo alla crescita del calcio in Romania e in Europa.
Con la sua scomparsa se ne va una figura storica della panchina, ma resta un’eredità fatta di successi, passione e dedizione che continuerà a vivere nel ricordo del calcio mondiale.


