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Avvelenate con la ricina, lo sfogo del padre: “Non ho segreti, ma mi serve aiuto”

Pubblicato: 12/04/2026 09:17

Il mistero che avvolge la morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, consumatasi tra il 27 e il 28 dicembre a poche ore di distanza l’una dall’altra, è a un punto di svolta. L’attenzione degli inquirenti è tutta rivolta al centro antiveleni Maugeri di Pavia, che entro la fine della settimana consegnerà il verdetto definitivo sulla presenza di ricina nei campioni biologici delle vittime. Il dubbio atroce non riguarda solo le due donne: tracce del potente veleno sono state cercate anche nel sangue di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, il quale, pur essendo rimasto ricoverato in via precauzionale allo Spallanzani, non ha mai manifestato sintomi evidenti.

Il rebus dell’autopsia e le ombre sul sopravvissuto

La dottoressa Benedetta De Luca, incaricata degli esami, ha chiarito che «l’incrocio dei dati tossicologici con quelli autoptici e istologici è indispensabile per giungere ad una conclusione e indicare la causa della morte». Le prime indiscrezioni sui tessuti parlerebbero di una pancreatite acuta emorragica, un quadro compatibile con l’azione della ricina, sebbene manchi la necrosi in altri organi vitali. Mentre la procuratrice di Larino Elvira Antonelli attende la relazione completa per fine aprile, l’inchiesta resta formalmente contro ignoti. Tuttavia, il silenzio di Gianni Di Vita, stimato commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, ha alimentato sospetti: l’uomo era a tavola con le vittime ma è rimasto quasi indenne, accusando solo lievi malesseri mai confermati dai medici.

In questo clima di sospetto, Di Vita ha sorpreso tutti nominando come nuovo legale l’avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e amico di lunga data. Le parole rivolte al difensore sono cariche di angoscia: «Vittorino, dammi una mano. Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il mio malessere, il disagio che vivo. Non esiste nulla delle storie che raccontano. Questa narrazione che corre sta distruggendo me e mia figlia». Facciolla ha accettato il mandato con fermezza, ribadendo che la posizione del suo assistito è cristallina: «Gianni Di Vita è e resterà parte offesa. Ma è necessario un cambio di passo nel modo di prendere parte all’inchiesta. Per lui non è neanche da prendere in considerazione l’idea di essere accusato di un reato».

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