Vai al contenuto

Esce con il cane, poi la morte agghiacciante. Lo conoscevano tutti, città sotto shock

Pubblicato: 14/04/2026 09:02

Foggia si è risvegliata immersa in un clima di terrore e incredulità dopo l’agguato mortale che, nella serata del 13 aprile, ha spezzato la vita di Annibale Carta. Il personal trainer di 42 anni, figura stimata e popolarissima in città, è stato freddato brutalmente mentre compiva il più banale dei gesti quotidiani: portava a spasso il cane a pochi metri dalla sua abitazione. Dino, come tutti lo chiamavano affettuosamente, era un uomo incensurato e la sua esecuzione, avvenuta in via Caracciolo, ha i tratti di una violenza inspiegabile che sta mettendo a dura prova il lavoro degli inquirenti. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, contro il 42enne sono stati esplosi almeno 4 colpi di arma da fuoco che non gli hanno lasciato alcuno scampo, trasformando un tranquillo marciapiede in una scena del crimine spettrale.

Indagini a tutto campo: il caricatore abbandonato e il giallo delle telecamere

La scientifica ha lavorato per ore setacciando ogni centimetro dell’area transennata. Un dettaglio agghiacciante è emerso durante i rilievi: chi ha agito ha utilizzato una pistola di piccolo calibro, lasciando cadere sull’asfalto il caricatore dell’arma durante la fuga. Gli investigatori stanno ora analizzando ogni fotogramma registrato dagli “occhi elettronici” del comune e delle attività commerciali della zona, sperando che le telecamere di sorveglianza abbiano immortalato il volto del killer o la direzione della sua ritirata. Al momento non si esclude alcuna pista, ma il movente resta un enigma: Dino lascia due figlie, di cui la più piccola ha compiuto appena 10 mesi, e un vuoto incolmabile in una famiglia che non riesce a darsi pace.

Il ritratto che emerge dalle testimonianze di vicini e amici è quello di un uomo esemplare, lontano anni luce da dinamiche criminali. “Una persona a modo”, raccontano con la voce rotta dal pianto alcuni residenti, descrivendolo come un uomo dedito alla famiglia e al volontariato. “Non ci siamo accorti di nulla, abbiamo solo sentito alcuni colpi, ma non abbiamo capito subito cosa fosse accaduto”, aggiungono altri testimoni ancora sotto choc. Resta il mistero su chi potesse volere la morte di un professionista che tutti giurano non avesse nemici.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure