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“È solo lombalgia”. Dimesso dall’ospedale italiano, poi la tragedia atroce. Non si può morire così

Pubblicato: 15/04/2026 20:51

La sanità ligure finisce sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per un caso di presunta malasanità dai contorni drammatici. Un uomo di 60 anni, presentatosi al pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi di Genova con forti dolori alla schiena, è deceduto nel suo appartamento pochi giorni dopo le dimissioni. Quella che i medici della struttura di Sampierdarena avevano inizialmente archiviato come una semplice lombalgia, si è rivelata essere una silente e letale dissezione dell’aorta. La tragedia, avvenuta il 1° maggio 2022, è ora il cuore pulsante di un processo che vede sul banco degli imputati il camice bianco che effettuò la visita iniziale. L’inchiesta, coordinata dalla pm Daniela Pischetola, è scaturita da un esposto presentato dai familiari della vittima, decisi a fare luce sulle ultime ore del congiunto.

Il bivio diagnostico: approfondimenti mancati e scudo penale

Questa mattina, nell’aula presieduta dalla gip Alice Serra, sono emersi i dettagli agghiaccianti della perizia tecnica disposta dal tribunale. Secondo i consulenti, il quadro clinico del paziente era tale da non permetterne le dimissioni senza aver prima eseguito ulteriori accertamenti diagnostici. Il dato che più ferisce i familiari, assistiti dall’avvocato Silvia Napoli, riguarda le chance di salvezza: se fossero stati effettuati gli approfondimenti necessari, l’uomo avrebbe avuto probabilità di sopravvivenza vicine al 70%. Nonostante la sorella della vittima abbia già ottenuto un risarcimento, la battaglia legale per accertare le responsabilità penali prosegue senza sosta.

Dal canto suo, la difesa del medico, affidata all’avvocato Massimo Boggio, sta cercando di smontare l’accusa puntando sulle condizioni critiche in cui operava il pronto soccorso nei giorni dell’accesso. Il legale ha sostenuto che la struttura si trovasse in una situazione di estremo sovraffollamento, invocando il cosiddetto scudo penale per il suo assistito. Inoltre, è stata sollevata un’eccezione — poi respinta dalla giudice — circa la mancata partecipazione del medico ad alcuni atti istruttori chiave, tra cui l’autopsia eseguita dal medico legale Francesco Ventura. La gip ha infine rinviato l’udienza all’8 giugno, data in cui si deciderà sul rinvio a giudizio del sanitario.

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