
C’è una nuova frontiera tecnologica che prometteva velocità e invece sta regalando solo ore di attesa estenuante. Mentre le valigie sono pronte e il desiderio di evasione cresce, un’ombra si allunga sui principali scali europei: un sistema silenzioso, fatto di algoritmi e dati biometrici, che rischia di trasformare ogni partenza in un’odissea. Non è solo una questione di burocrazia, ma di un ingranaggio che sembra essersi inceppato proprio sul più bello, lasciando a terra centinaia di passeggeri e trasformando i gate in veri e propri imbuti umani.
L’estate 2026 rischia di trasformarsi in un incubo logistico per milioni di viaggiatori. Il campanello d’allarme arriva direttamente da Olivier Jankovec, direttore della divisione europea dell’Airports Council International (Aci), che ha dipinto uno scenario a tinte fosche per i principali scali del continente. Il colpevole è il nuovo sistema europeo di ingresso-uscita (Ees), entrato in piena operatività il 10 aprile. Gli effetti sono stati immediati: a Milano-Linate, appena due giorni dopo l’avvio, circa 100 passeggeri di un volo Easyjet per Manchester sono rimasti a terra, impossibilitati a imbarcarsi a causa dei rallentamenti infiniti ai varchi. Secondo l’Aci, in nazioni come Italia, Francia, Germania e Spagna, le attese ai controlli di frontiera stanno già toccando le tre ore, un dato che preoccupa seriamente in vista dei flussi turistici dei prossimi mesi.
La rivoluzione biometrica e il rischio di un’estate “ingestibile”
“Questa situazione, nelle prossime settimane e sicuramente durante i mesi estivi di punta, diventerà semplicemente ingestibile”, ha tuonato Jankovec dalle colonne del Financial Times. L’Ees è un sistema automatizzato che sostituisce il vecchio timbro manuale sul passaporto con la registrazione digitale di dati biometrici, inclusi impronte e volto, per i cittadini extra-Schengen. Sebbene l’obiettivo dell’UE sia l’efficientamento, la realtà negli aeroporti racconta una storia diversa. Mentre la Commissione europea minimizza, parlando di un tempo di registrazione medio di 70 secondi a passeggero, l’Aci ribatte che le procedure richiedono fino a cinque minuti a persona, creando tappi insormontabili nei momenti di picco.
Le critiche più feroci arrivano però dai giganti dei cieli. Michael O’Leary, Ceo di Ryanair, non ha usato giri di parole definendo l’Ees “un disastro” e denunciando code fino a quattro ore. Per il numero uno della compagnia low-cost, queste procedure rappresentano una vera e propria “punizione” per i viaggiatori britannici nel post-Brexit. Il timore diffuso è che, con il traffico aereo in costante aumento, il sistema collassi definitivamente a luglio e agosto. Già durante le scorse settimane si sono registrati passi indietro tecnologici, con la sospensione della raccolta dati biometrici per chi viaggiava dal Regno Unito verso la Francia per evitare il blocco totale degli scali.


