
Il borgo di Isola Farnese, perla situata alle porte di Roma, sembra essere finito in un limbo temporale che dura da oltre tre mesi. La sensazione di abbandono tra i residenti è palpabile, tanto che alcuni si chiedono amaramente: “Che si siano dimenticati di noi? Chi può dirlo”. L’ingresso del paese è diventato un manifesto di protesta silenziosa, con striscioni che gridano un appello disperato: “Basta. Liberate il borgo”. Le vie d’accesso restano sbarrate, trasformando un gioiello architettonico in una prigione a cielo aperto dove gli abitanti si sentono, per loro stessa ammissione, “segregati nel nostro stesso paese”. Il pensiero corre quotidianamente ai più fragili, agli anziani o a chi ha problemi di deambulazione e non può affrontare l’unica alternativa attuale: un impervio sentiero nel bosco o una ripida scalinata.
L’ordinanza di Gualtieri e l’incubo dei semafori
Nelle ultime ore, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha emanato un’ordinanza per tentare di sbloccare l’impasse, prevedendo la riapertura al traffico veicolare e pedonale subordinata all’installazione di semafori dotati di sensori di movimento. Tuttavia, per il Comitato Residenti del Borgo di Isola Farnese, la soluzione appare come un palliativo: “Il rischio è che possa aiutarci soltanto in parte a liberare il borgo”. La preoccupazione è che la libertà dei cittadini rimanga appesa a un filo tecnologico o meteorologico. Infatti, il transito sarà vietato non solo in caso di movimenti del terreno rilevati dai sensori, ma anche in presenza di una semplice allerta meteo di colore giallo. “Adesso non saremo più ostaggi delle transenne, ma di due semafori rossi”, denunciano dal Comitato, evidenziando come pioggia, vento o neve rischino di far scattare il blocco preventivo in qualsiasi momento.
Il rimpallo di responsabilità tra l’amministrazione capitolina e i proprietari del Castello Farnese continua a rallentare una normalità che sembra ormai un miraggio. I cittadini, stanchi del silenzio e di attese burocratiche estenuanti, hanno tentato anche la via legale con una richiesta di accesso agli atti, sentendosi rispondere che il fascicolo è troppo corposo e che la loro presenza potrebbe essere “di intralcio alle attività”. Davanti a questo muro di gomma, l’intenzione è quella di procedere con denunce alla Corte dei Conti e alla Procura. “Non ci interessa sapere di chi sia la responsabilità, noi vogliamo sapere se si siano mossi nei tempi giusti con i progetti giusti”, concludono i residenti, decisi a non restare più i dimenticati della zona Nord Ovest della Capitale.

