
L’onda d’urto del conflitto tra Iran e Israele sta per abbattersi con una violenza inaspettata sui cieli del Vecchio Continente. Non è più solo una questione di equilibri geopolitici o di barili di greggio: il rischio è che la mobilità europea finisca letteralmente a terra. Il monito arriva da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, che tratteggia uno scenario da incubo: le scorte di carburante per aerei potrebbero esaurirsi in tempi record, portando a massicce cancellazioni dei voli nel giro di pochissimo tempo. Il cuore del problema resta lo Stretto di Hormuz, quel passaggio vitale per petrolio e gas che oggi si è trasformato nel “collo di bottiglia” più pericoloso dell’economia mondiale.
Sei settimane all’ultima goccia: l’aviazione sull’orlo del baratro
Secondo l’analisi di Birol, l’Europa avrebbe un’autonomia residua di “forse sei settimane” per quanto riguarda le riserve di carburante jet. Una soglia critica che mette i brividi a compagnie aeree e passeggeri. Se il blocco delle forniture dovesse persistere, lo stop ai collegamenti diventerebbe una scelta obbligata, con un effetto domino che travolgerebbe il turismo e il commercio internazionale. Non si tratta solo di carenza fisica di prodotto, ma di una crisi energetica senza precedenti che fa schizzare alle stelle i costi logistici, polverizzando i margini delle imprese e svuotando le tasche dei consumatori finali.

Il blocco di Hormuz non significa solo aerei fermi sulle piste; si traduce in benzina più cara, bollette elettriche fuori controllo e una spinta inflattiva che minaccia di soffocare la crescita europea. Birol non usa giri di parole definendo questa come la “più grande crisi energetica” mai affrontata, sottolineando come i primi a pagare il conto più salato saranno, paradossalmente, i Paesi in via di sviluppo. In Asia, Africa e America Latina, lo shock dei prezzi rischia di innescare emergenze sociali e fiscali devastanti, poiché le nazioni con finanze più deboli non avranno armi per difendersi dalla volatilità dei mercati. Per l’Europa, il dilemma resta macroeconomico: come arginare l’inflazione senza spegnere definitivamente il motore della ripresa.

