
Il verdetto della Corte d’Appello di Firenze cala come una scure sul futuro di Manolo Portanova, confermando integralmente la sentenza di primo grado: sei anni di reclusione per la presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta nel 2021. I giudici fiorentini, dopo una camera di consiglio durata oltre tre ore e svoltasi rigorosamente a porte chiuse, hanno ritenuto ancora valido l’impianto accusatorio che descriveva una “vittima trattata come un oggetto”, ricalcando uno dei passaggi più crudi e significativi delle motivazioni precedenti. Per il calciatore 25enne, attualmente in forza alla Reggiana, si tratta di una conferma durissima che gela le speranze di un ribaltamento immediato della vicenda giudiziaria.
La notte di Siena e la battaglia legale verso la Cassazione
I fatti contestati risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021, all’interno di un appartamento situato nel cuore di Siena, a pochi passi da Piazza del Campo. Secondo la denuncia presentata da una studentessa, allora poco più che ventenne, la violenza sarebbe stata consumata da quattro persone, tra cui il calciatore. Nonostante la gravità della conferma in appello, Portanova ha reagito con rabbia e sconcerto: “È assurdo – sono 5 anni che sto vivendo una situazione incredibile, sono innocente e ho anche portato le prove. Non mi fermerò perché credo nella giustizia”. Una linea di difesa intransigente sostenuta anche dal suo legale, Gabriele Bordoni, il quale ha già annunciato il ricorso in Cassazione per impugnare il nuovo verdetto.
Poche ore prima che i giudici si pronunciassero, l’atleta aveva affidato ai social uno sfogo intimo, una sorta di lettera aperta in cui gridava la propria estraneità ai fatti: “Ci sono momenti in cui la vita ti mette davanti qualcosa di ingiusto, e io sono dentro a questo. In aula devo difendermi da qualcosa che non ho commesso. E dirlo fa male. Fa male perché so la verità, so chi sono… eppure devo lottare per dimostrarlo”. In questo messaggio, Portanova aveva voluto ringraziare sentitamente la città di Reggio Emilia, che lo ha accolto nel 2023: “Sono ancora in piedi grazie a voi. Reggio per me è molto più di una città. Siete le persone che mi hanno guardato negli occhi e hanno visto la verità. Combatto per me, per la mia verità, ma anche per chi mi ha sostenuto”. Adesso, mentre il mondo del calcio osserva con fiato sospeso, la partita si sposta nell’ultimo grado di giudizio, dove si deciderà definitivamente il destino dell’uomo e dello sportivo.

