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Giuseppe Conte, non si era mai saputo prima: la verità sui “lavoretti”

Pubblicato: 19/04/2026 17:29

C’è un lato meno noto della figura pubblica di Giuseppe Conte, lontano dalle aule di Palazzo Chigi e dai confronti politici degli ultimi anni. Un racconto più personale, fatto di ricordi familiari, sacrifici e scelte che hanno segnato il suo percorso prima ancora della carriera accademica e istituzionale. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera ad Aldo Cazzullo, il leader del Movimento 5 Stelle ripercorre alcuni passaggi della sua vita, offrendo uno spaccato intimo che contribuisce a delineare meglio il suo profilo umano.
Tra i primi ricordi, Conte cita un episodio doloroso – la frattura del femore a quattro anni – ma anche immagini più serene, legate alla famiglia. Il padre, segretario comunale, e la madre rappresentano un punto di riferimento costante, così come il forte legame con San Giovanni Rotondo e la figura di Padre Pio, che il futuro premier conobbe da bambino. Un’infanzia segnata da valori semplici e da una realtà economica non agiata, ma capace di trasmettere disciplina e senso del dovere.

Gli anni difficili a Roma e i sacrifici per studiare

È durante gli anni universitari che emerge uno degli aspetti più significativi del racconto. Conte descrive la sua esperienza a Roma come quella di uno studente “squattrinato”, mantenuto dai genitori con grande attenzione alle spese. I soldi arrivavano tramite vaglia, calcolati “al centesimo”, senza margini per extra o distrazioni.

Un episodio in particolare segna una svolta: alla richiesta di qualche risorsa in più, i genitori risposero con fermezza, ricordandogli che era in città per studiare, non per divertirsi. Da lì la decisione di arrangiarsi da solo, una scelta che lui stesso definisce una sorta di “impuntatura giovanile”, ma che si rivelerà determinante per la sua crescita personale.

I “lavoretti” per mantenersi: dalle ripetizioni al correttore di bozze

È proprio in questo contesto che si inserisce il passaggio più inedito dell’intervista. Conte racconta infatti di essersi mantenuto durante gli studi grazie a diversi lavori. “Con vari lavoretti”, spiega, a partire dalle lezioni private di diritto ad altri studenti, fino all’attività di correttore di bozze.

Un dettaglio che, a suo dire, gli è rimasto nel tempo: la capacità di individuare errori nei testi, un’attenzione quasi automatica che ancora oggi riconosce come parte del suo modo di lavorare. Un percorso fatto di piccoli impieghi, lontano dall’immagine dell’accademico affermato, che restituisce una dimensione più concreta e quotidiana della sua formazione.

Un racconto che, al di là dell’aneddoto, contribuisce a delineare una fase della vita spesso poco conosciuta, fatta di sacrifici, autonomia e determinazione. Elementi che, secondo lo stesso Conte, hanno avuto un peso anche nelle scelte successive, dentro e fuori la politica.

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