
Le aree di sosta si riempiono, ma i camion restano immobili. Non è una pausa, né una coincidenza: è una scelta. Gli autisti si fermano, parlano, fanno i conti. E quei conti non tornano più.
Nel rumore dei motori spenti si sente qualcosa di diverso dal solito: è il segnale di una protesta che sta per esplodere. Perché quando lavorare significa perdere, fermarsi diventa inevitabile.
Il settore dell’autotrasporto si prepara a uno sciopero nazionale dal 25 al 29 maggio, contro il caro gasolio che sta mettendo in ginocchio le imprese. A proclamare il fermo è Unatras, che riunisce dieci sigle di categoria, da Confartigianato a Legacoop.
La frattura tra le associazioni
La mobilitazione arriva però in un clima di forte tensione interna. Unatras ha attaccato duramente la sigla Trasporto Unito, accusata di aver avviato una protesta autonoma «in modo unilaterale», ignorando l’invito del Garante a revocarla.
Una frattura che si è acuita dopo la tragedia avvenuta sulla A1, all’altezza di Caserta, dove un camionista di 55 anni è morto investito mentre partecipava a una protesta.
«Questa cosa ci ha sconvolto», ha dichiarato il segretario Maurizio Longo, spiegando la decisione di sospendere il fermo. Ma il clima resta teso: Unatras ha deciso di non sedersi allo stesso tavolo con Trasporto Unito al prossimo incontro al ministero.
Il nodo gasolio
Al centro della protesta c’è il prezzo del diesel sopra i 2 euro al litro, che incide pesantemente su un settore dove il carburante rappresenta una delle principali voci di costo.
Secondo Paolo Uggé, presidente di Fai Conftrasporto e Unatras, le imprese hanno subito anche un effetto paradossale:
«Lo sconto delle accise per i cittadini ha prodotto per noi una perdita secca di 40 centesimi al litro».
Le richieste sono chiare: ristori immediati e misure simili a quelle adottate nel 2022.
Il governo e l’Europa
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini si dice «molto preoccupato» e chiama in causa l’Unione europea:
«Se non cambiano le regole europee, l’Italia rischia di fermarsi».
Intanto il ministero è alla ricerca di coperture finanziarie per rispondere alle richieste del settore.
Un anno nero per il trasporto
Il caro carburante è solo una parte del problema. Sul comparto pesano anche:
- i costi legati al sistema Ets
- le difficoltà ai valichi alpini
- i cantieri ferroviari legati al Pnrr
Secondo le stime, il settore potrebbe affrontare fino a 6 miliardi di euro di extracosti in un anno.
Il rischio per l’economia
Il blocco dei Tir non è solo una questione di categoria. Se il trasporto merci si ferma, l’impatto si estende a tutta la filiera produttiva: industrie, distribuzione, prezzi.
Il timore, sempre più concreto, è che quella in arrivo non sia solo una protesta, ma il segnale di una crisi più profonda. Perché quando si fermano i camion, rischia di fermarsi anche il Paese.


