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Escort e calciatori: “Cosa facevano alle ragazze!”. La testimonianza

Pubblicato: 23/04/2026 07:43

L’inchiesta che ha travolto la società Ma.De. scoperchia un sistema torbido fatto di sfruttamento, potere e omertà, dove il mondo dorato del calcio si intreccia con quello della prostituzione di lusso. Al centro di questo terremoto giudiziario c’è la figura di Nadia, un nome di fantasia scelto per proteggere una donna che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio dopo anni di abusi visti con i propri occhi. La sua decisione di parlare, maturata nell’agosto del 2024, ha dato il via a una serie di indagini che hanno portato all’arresto dei vertici dell’organizzazione, scatenando un’ondata di timore e incertezza in chi, per troppo tempo, ha vissuto nell’ombra di questo meccanismo.

La genesi della denuncia

La testimonianza di Nadia racconta un calvario interiore durato anni, alimentato da un profondo senso di ingiustizia. La donna ha spiegato di aver tentato più volte di denunciare ciò che accadeva all’interno dell’agenzia, ma di essersi scontrata con muri di gomma e difficoltà burocratiche. Solo di recente è riuscita a trovare la forza necessaria per esporre i fatti, spinta dal modo in cui i calciatori e i titolari dell’agenzia trattavano le giovani ragazze coinvolte. Nadia ha precisato di non aver mai preso parte attiva al giro di escort, chiarendo la sua posizione di ragazza immagine che, pur vivendo nello stesso stabile dei capi, manteneva un ruolo differente. Nonostante la distanza dai fatti, la sua vicinanza logistica le ha permesso di osservare ogni dettaglio della gestione quotidiana di quello che lei stessa definisce un sistema degradante.

Il palazzo dei segreti a Cinisello

Tra il 2019 e il 2023, la vita di Nadia si è svolta in un appartamento di Cinisello Balsamo, nello stesso edificio che ospitava la sede della Ma.De. e le abitazioni private di Emanuele Buttini e Deborah Ronchi. In quel contesto, la normalità era apparente: al piano terra del palazzo operava una discoteca abusiva che non ha mai smesso di funzionare, nemmeno durante i periodi di lockdown imposti dalla pandemia. Era proprio in quel luogo nascosto che venivano organizzate le feste a cui partecipavano professionisti e atleti famosi. Nadia ha descritto minuziosamente l’organigramma della struttura, facendo i nomi di chi si occupava di reclutare le giovani, di chi guidava le auto per gli spostamenti e persino della dj incaricata di animare le serate. La precisione dei suoi racconti ha fornito agli investigatori della Guardia di Finanza riscontri immediati e solidi.

Un punto centrale della testimonianza riguarda il trattamento economico riservato alle giovani donne, molte delle quali di età compresa tra i 18 e i 20 anni. Secondo quanto riferito da Nadia, l’agenzia tratteneva sistematicamente almeno il 50% del guadagno di ogni prestazione. Questo dettaglio evidenzia una sproporzione enorme tra i rischi corsi dalle ragazze e il profitto accumulato dai gestori. Molte delle giovani ascoltate dagli inquirenti sono rimaste sconvolte nell’apprendere le cifre che i calciatori dichiaravano di pagare, ovvero somme che arrivavano fino a 3 mila euro per una serata, a fronte di un compenso effettivo che per alcune di loro non superava i settanta euro. Questo divario conferma l’esistenza di un apparato volto unicamente all’arricchimento dei vertici, a discapito della dignità delle lavoratrici coinvolte.

Il clima di paura e le conseguenze

Oggi Nadia non vive più a Milano e ammette di essere sopraffatta dalla paura. La risonanza mediatica del caso e la consapevolezza della potenza economica e sociale dei personaggi coinvolti la rendono vulnerabile. La sua avvocata, Federica Garavaglia, ha sottolineato come il percorso della sua assistita sia stato estremamente accidentato e come la donna sia ancora in una fase di recupero psicologico dopo anni di pressioni. La testimone ha ribadito che la sua motivazione principale è stata il desiderio di porre fine a un’ingiustizia che vedeva calpestare i diritti di giovani donne, spesso trattate con disprezzo dai loro stessi datori di lavoro. Il timore per le possibili ritorsioni resta alto, specialmente ora che gli arresti sono diventati di dominio pubblico.

Dalle indagini emerge un quadro di complicità diffusa che coinvolgeva non solo l’agenzia ma anche i titolari di alcuni locali di tendenza dove venivano organizzate le cene preliminari. Le testimonianze raccolte tra le circa cento ragazze legate alla società indicano che la natura delle attività era un segreto di Pulcinella: tutti nell’ambiente sapevano cosa accadesse realmente dietro la facciata di eventi glamour. L’inchiesta ha toccato anche vicende umane drammatiche, come il caso di una giovane rimasta incinta di un calciatore, una gravidanza che è stata successivamente interrotta. Lunedì prossimo, Buttini e Ronchi compariranno davanti alla gip Chiara Valori per fornire la loro versione dei fatti, mentre la difesa sostiene di avere argomenti validi per contrastare le pesanti accuse di sfruttamento della prostituzione.

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