
Il caso di Pietracatella, nel Molise, si complica ulteriormente e cambia progressivamente perimetro investigativo. Quella che inizialmente sembrava una vicenda legata a un singolo episodio tra le festività natalizie si sta trasformando in un’indagine molto più ampia e articolata.
Gli inquirenti stanno infatti rivalutando l’intera sequenza degli eventi che ha coinvolto la famiglia, ipotizzando che l’esposizione alla sostanza tossica possa non essere avvenuta in un’unica occasione, ma in più momenti distinti e diluiti nel tempo.
Al centro della tragedia ci sono Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, entrambe decedute dopo il sospetto contatto con la ricina, una delle tossine naturali più potenti.

Secondo questa nuova ipotesi investigativa, l’avvelenamento potrebbe essere avvenuto attraverso una somministrazione progressiva, rendendo il quadro clinico e temporale molto più difficile da ricostruire rispetto all’idea iniziale di un singolo pasto contaminato.
In questo contesto, diventa centrale l’analisi del telefono di Alice Di Vita, la figlia 19enne sopravvissuta, considerata una testimone chiave per ricostruire gli ultimi giorni della famiglia.
Il dispositivo, sequestrato lo scorso 18 aprile, viene analizzato come una vera e propria “scatola nera” digitale, con l’obiettivo di ricostruire comunicazioni, spostamenti e possibili segnali di allarme nelle ore precedenti alla tragedia.

Gli investigatori della Squadra Mobile stanno passando al setaccio chat, e-mail e cronologia di navigazione, alla ricerca di eventuali elementi utili, come ricerche su sostanze tossiche o riferimenti alla pianta del ricino.
Parallelamente, gli accertamenti tossicologici hanno già fornito riscontri significativi: il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia ha individuato nel sangue delle vittime tracce compatibili con la presenza di ricina, pur senza riuscire a isolare la molecola in forma integra.
Le audizioni proseguono intanto in Questura a Campobasso, dove vengono ascoltati amici e conoscenti per ricostruire nel dettaglio non solo le festività, ma anche i giorni precedenti, alla ricerca di eventuali segnali trascurati o tensioni familiari.
Gli inquirenti non escludono ulteriori interrogatori, compreso quello del padre Gianni Di Vita, mentre resta sotto osservazione la posizione della sopravvissuta, il cui alibi per la sera del 23 dicembre è stato confermato, ma che continua a rappresentare un punto centrale nell’intera ricostruzione del giallo di Pietracatella.


