
Il ritorno di Vittorio Sgarbi sulla scena pubblica rappresenta un segnale di forte discontinuità rispetto ai mesi di silenzio e sofferenza che lo hanno tenuto lontano dai riflettori. Dopo aver affrontato una severa sindrome depressiva che lo ha costretto a un lungo ricovero presso il policlinico Gemelli di Roma circa un anno fa, il noto critico d’arte è riapparso nella sua Ferrara per un evento organizzato dal Corriere della Sera. Questo momento di confronto con il pubblico segna il superamento di una fase di profonda malinconia, durante la quale lo stesso Sgarbi aveva confessato di trascorrere gran parte delle sue giornate a letto, privo di quella vitalità polemica che lo ha reso un personaggio iconico della televisione e della cultura italiana.
Il superamento della crisi personale
La rinascita di Sgarbi passa attraverso una rinnovata consapevolezza del proprio stato fisico e mentale. Sebbene in passato avesse dichiarato di fare fatica in ogni minima attività quotidiana e di aver perso molto peso a causa del malessere interiore, oggi il critico appare decisamente più attivo e presente. La sua partecipazione a eventi di rilievo, come la presentazione della mostra dedicata ad Andy Warhol a Palazzo dei Diamanti, testimonia la volontà di riprendere in mano le fila della sua carriera professionale. Durante l’incontro con Aldo Cazzullo, Sgarbi ha affrontato temi esistenziali profondi, ribadendo con fermezza che la morte non gli fa paura, poiché sposa la visione filosofica secondo cui quando ci siamo noi non c’è la morte e quando c’è la morte non ci siamo noi.
La filosofia dell’esistenza e il richiamo a Epicuro
Nel citare quasi testualmente l’Epistola a Meneceo del filosofo greco Epicuro, Sgarbi ha voluto sottolineare come il timore per la fine della vita sia del tutto irrazionale. Il critico ha spiegato che il più terribile dei mali non è nulla per l’uomo, poiché non esiste alcuna sovrapposizione temporale tra il soggetto vivente e l’evento del trapasso. Questa riflessione non è solo un esercizio intellettuale, ma sembra essere la base su cui Sgarbi sta ricostruendo la propria stabilità emotiva dopo il periodo buio. La sua interpretazione del saggio è quella di un uomo che non rifiuta la vita e non teme la conclusione del proprio percorso, vivendo il presente con una rinnovata lucidità che sembra aver attenuato, almeno in parte, la verve polemica del passato per fare spazio a una meditazione più pacata.
Durante il suo intervento a Ferrara, Sgarbi non si è limitato a citare i classici, ma ha anche offerto una visione artistica e personale di ciò che potrebbe esserci dopo la vita. Il critico ha immaginato un aldilà monocromo, dominato da tonalità fredde come il verde del ferro, un luogo statico e privo di vie d’uscita. Al contrario, ha descritto il paradiso come uno spazio totalmente bianco e privo di colori, con la suggestiva idea che siamo proprio noi esseri umani a rappresentare i colori del paradiso stesso. Questa interpretazione riflette la sua formazione di storico dell’arte, capace di trasformare concetti metafisici in immagini visive potenti. Il ritorno all’attività pubblica, tra presentazioni di romanzi editi dalla sorella Elisabetta e mostre di respiro internazionale, conferma che il desiderio di comunicare la bellezza non si è spento.
Le tensioni familiari e le battaglie legali
Nonostante il miglioramento della salute, il quadro personale di Sgarbi rimane complesso a causa del conflitto aperto con la figlia Evelina. La vicenda si è spostata nelle aule di tribunale, con accuse pesanti rivolte all’attuale compagna del critico, sospettata dalla figlia di circonvenzione di incapace. Sgarbi ha respinto con forza ogni accusa, dichiarandosi pienamente capace di intendere e di volere e di saper gestire autonomamente i propri affari. Il rapporto tra padre e figlia sembra essersi ridotto a scambi mediatici e legali, una situazione che ha portato anche figure vicine a lui, come l’ex manager Sauro Moretti, a parlare di una trasformazione profonda della sua anima. Secondo Moretti, lo Sgarbi trasgressivo e seduttore di un tempo sarebbe ormai svanito, lasciando il posto a una figura diversa, forse più fragile ma certamente più introspettiva.


