
Una decisione maturata nel tempo, affrontata con lucidità e circondato dagli affetti più cari. Questa mattina Olivier Dupuis, già segretario del Partito Radicale, è morto nella sua casa in Belgio dopo aver ottenuto l’eutanasia, consentita dalla normativa del Paese.
La notizia è stata diffusa dall’Associazione Luca Coscioni, mentre amici e compagni di lunga militanza, tra cui Marco Cappato e Marco Perduca, ne hanno ricordato il percorso umano e politico.
Dupuis, protagonista della stagione radicale fin dagli anni ’80, aveva fatto della disobbedienza civile e della nonviolenza strumenti centrali della sua azione politica. Arrestato in Belgio per aver rifiutato la leva militare, aveva sostenuto un antimilitarismo legato all’idea di una difesa europea comune, anticipando temi oggi ancora al centro del dibattito.
Eletto eurodeputato per due legislature fino al 2004, ha dedicato gran parte della sua attività alla difesa dei diritti umani, portando nelle sedi internazionali le istanze di popoli oppressi: dai tibetani agli uiguri, fino alla dissidenza cinese e ad altre realtà colpite da regimi autoritari.
Tra le sue battaglie, anche la richiesta di incriminazione di Slobodan Milošević davanti al tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, e le denunce contro il sistema politico russo guidato da Vladimir Putin. Negli ultimi anni aveva sostenuto la resistenza ucraina e il ruolo dell’Europa sul piano internazionale.
Alla fine del 2025 gli era stato diagnosticato un cancro incurabile al pancreas. Il 4 maggio ha scelto di ricorrere alla legge belga sul fine vita, in vigore dal 2002, che disciplina in modo rigoroso l’accesso all’eutanasia.
«Con Olivier perdiamo un amico», hanno dichiarato Cappato e Perduca, ricordandolo come una figura capace di perseguire obiettivi apparentemente impossibili, lasciando un segno profondo nella lotta per libertà, giustizia e stato di diritto.


