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“Il vero morto sono io!”. Beccalossi, le parole drammatiche dell’amico famosissimo

Pubblicato: 06/05/2026 13:03

L’intervista rilasciata al Corriere della Sera ad Alessandro “Spillo” Altobelli arriva nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Evaristo Beccalossi, morto nella notte tra il 5 e il 6 maggio a Brescia a 69 anni, pochi giorni prima del suo 70° compleanno. Un racconto carico di emozione, che intreccia ricordi sportivi, amicizia e dolore personale, fino a trasformarsi in un vero e proprio sfogo umano.

Le parole dell’ex attaccante della Nazionale restituiscono la dimensione più intima del rapporto con il compagno di squadra, nato sui campi di provincia e consolidato negli anni d’oro dell’Inter. Un legame che, come emerge dall’intervista, è andato ben oltre la carriera calcistica.
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Il dolore di Altobelli per la morte di Beccalossi

“Il vero morto sono io. Sono in Kuwait, sto cercando dei voli per tornare”. È con queste parole che Alessandro “Spillo” Altobelli ha espresso al Corriere della Sera il suo stato d’animo dopo aver appreso della scomparsa dell’amico. Un messaggio diretto, pronunciato “in lacrime”, che evidenzia la profondità del legame con Evaristo Beccalossi.

Altobelli ha ricordato come la loro amicizia sia nata a Brescia, negli anni in cui entrambi muovevano i primi passi nel calcio professionistico: «Io e lui ci capivamo in campo e fuori. Il giorno che ci siamo conosciuti a Brescia, siamo sempre stati insieme».

I “gemelli del gol” tra Brescia e Inter

Il rapporto tra i due calciatori si è consolidato nel tempo, fino a diventare uno dei binomi più riconoscibili del calcio italiano degli anni Settanta e Ottanta. Dal 1978 al 1984 hanno condiviso lo spogliatoio dell’Inter, contribuendo ai successi della squadra nerazzurra, tra cui lo scudetto del 1980 e la Coppa Italia del 1982.

Altobelli ha ricordato anche alcuni momenti simbolici della carriera del compagno: «E i suoi due gol nel derby contro il Milan del 1979». Episodi che hanno contribuito a costruire la popolarità di Beccalossi e il suo rapporto speciale con i tifosi.

Il rimpianto per il Mondiale del 1982

Nel corso dell’intervista al Corriere della Sera, Altobelli ha affrontato anche uno dei passaggi più discussi della carriera dell’amico: la mancata convocazione al Mondiale di Spagna 1982, poi vinto dall’Italia di Enzo Bearzot.

«Aveva fatto il più bel campionato, fu magico. Secondo me Evaristo meritava la convocazione», ha dichiarato Altobelli, sottolineando come quel momento rappresenti ancora oggi un rimpianto condiviso da chi ha vissuto da vicino quella stagione.

Il ricordo oltre il calcio

L’ex attaccante ha poi allargato lo sguardo alla dimensione personale di Beccalossi, definendolo un uomo capace di esprimere il proprio talento anche al di fuori del campo: «Il “Becca” era da conoscere. Lui era un fantasista anche fuori dal rettangolo di gioco».

Un ricordo che evidenzia non solo le qualità tecniche, ma anche il carattere e la personalità di un giocatore diventato idolo dei tifosi dell’Inter e apprezzato per la sua creatività.

L’idolo dei tifosi e l’eredità emotiva

Alla domanda sul legame tra Beccalossi e il pubblico, Altobelli ha risposto sottolineando l’impatto emotivo che il compagno aveva sugli appassionati: «Piaceva tanto alla gente perché era estroso e tecnico. Tutti gli sportivi volevano essere come lui, volevano essere Beccalossi».

Un’immagine che sintetizza l’eredità sportiva e umana lasciata dall’ex fantasista nerazzurro, capace di entrare nell’immaginario collettivo ben oltre i risultati sul campo.

L’intervista al Corriere della Sera si chiude con un’ultima frase di Altobelli, che riporta il peso del lutto nella dimensione personale: «E io, se non riesco a tornare, non mi do pace». Un’espressione che racchiude il senso di perdita e il legame indissolubile tra due protagonisti del calcio italiano.

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Ultimo Aggiornamento: 06/05/2026 13:04

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