
Una notte di applausi, rivendicazioni, politica culturale e cinema vissuto quasi come un manifesto collettivo. La 71esima edizione dei David di Donatello incorona “Le città di pianura” di Francesco Sossai, il film rivelazione dell’anno che, partito da sedici candidature, conquista otto statuette e si prende il centro della scena a Cinecittà. Miglior film, miglior regia, miglior produttore, miglior sceneggiatura originale, miglior casting, miglior montaggio e miglior canzone tra i riconoscimenti che hanno trasformato il titolo di Sossai nel vero trionfatore della serata.
Il successo del film arriva dopo mesi di crescita lenta ma costante, sostenuta soprattutto dal passaparola e dall’affetto del pubblico. Una vittoria che molti, dal palco, hanno letto anche come un segnale al cinema indipendente e alle produzioni meno “industriali”. “È fondamentale avere fiducia negli spettatori”, ha detto la produttrice Marta Donzelli, rivendicando il percorso di un’opera nata come “piccolo film” e diventata un caso cinematografico.
I premi agli attori e i discorsi dal palco
Tra i momenti più applauditi della serata c’è stata la vittoria di Aurora Quattrocchi come miglior attrice protagonista per Gioia mia. L’attrice, 83 anni, ha chiesto dal palco di “riaprire sale cinematografiche grandi”, criticando la trasformazione dei cinema tradizionali in spazi sempre più piccoli e marginali.
Il David come miglior attore protagonista è andato invece a Sergio Romano, volto di Le città di pianura, che ha parlato della necessità di “raccontare il Paese” in un momento storico complesso. Premi anche a Matilda De Angelis, miglior attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone, e a Lino Musella, miglior attore non protagonista per Nonostante di Valerio Mastandrea.
Molti interventi hanno avuto un tono apertamente politico e sociale. Matilda De Angelis ha denunciato “l’impoverimento della cultura” e le difficoltà dei lavoratori del cinema. Musella ha citato la situazione a Gaza dal palco, mentre Flavio Insinna ha difeso il ruolo delle sale cinematografiche e del cinema italiano: “Un Paese che non difende i suoi cinema smette di sognare”.
Le altre vittorie della serata
Quattro premi sono andati a “Primavera” di Damiano Michieletto, che conquista tra gli altri miglior suono, miglior compositore, miglior costume e miglior acconciatura. Tre riconoscimenti anche per “La città proibita” di Gabriele Mainetti, premiato per fotografia, scenografia ed effetti visivi.
“Le assaggiatrici” di Silvio Soldini porta a casa il David Giovani, il premio per la miglior sceneggiatura non originale e quello per il trucco. A sorpresa restano invece senza premi importanti sia Paolo Sorrentino sia Paolo Virzì, nonostante le attese della vigilia.
Nel corso della cerimonia sono stati assegnati anche il David speciale a Bruno Bozzetto e il David alla carriera a Gianni Amelio, accolto da una lunga standing ovation. Vittorio Storaro ha invece ricevuto il David di Cinecittà, ricordando il lungo sodalizio artistico con Bernardo Bertolucci.
La protesta fuori Cinecittà
La notte del cinema italiano è stata segnata anche dalla protesta delle maestranze e dei lavoratori dello spettacolo davanti ai cancelli di Cinecittà. Tecnici, operatori e addetti del settore hanno denunciato la crisi produttiva degli ultimi anni e la riduzione delle opportunità lavorative.
Il tema è entrato più volte anche nella cerimonia ufficiale, trasformando i David di Donatello in qualcosa di diverso da una semplice celebrazione. Sul palco, quasi tutti i vincitori hanno parlato della necessità di difendere il cinema italiano non solo artisticamente, ma anche economicamente e socialmente.
A chiudere la serata è stata ancora una volta la vittoria di “Le città di pianura”, simbolo di un cinema capace di nascere lontano dai grandi circuiti e di imporsi comunque come il racconto più forte dell’anno.


