
La nuova ricostruzione del delitto di Garlasco torna dentro la villetta di via Pascoli e rilegge, passo dopo passo, gli ultimi momenti di Chiara Poggi. Secondo l’ipotesi oggi al centro degli accertamenti, tutto sarebbe cominciato dopo le 9.45 del 13 agosto 2007, quando la ragazza non rispose al primo squillo del fidanzato Alberto Stasi. La porta di casa non sarebbe stata chiusa a chiave e l’assassino avrebbe sorpreso Chiara ancora in pantaloncini e canotta. Per gli investigatori, la persona identificata oggi in Andrea Sempio sarebbe arrivata con l’intenzione di un approccio sessuale, in una Garlasco quasi deserta e afosa.
La dinamica ipotizzata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dalla Bpa del Ris di Cagliari parte dall’ingresso in casa e arriva fino alla scala della cantina. L’aggressione sarebbe iniziata davanti al divano, dove alcune gocce di sangue indicherebbero un primo colpo al volto. Chiara avrebbe tentato di fuggire verso la porta, ma sarebbe stata raggiunta, fatta cadere e poi colpita più volte alla testa con un oggetto compatibile con un martello.

Il dettaglio della fascia oraria, lo scoop del Tg1
La fascia oraria, un ulteriore dettaglio che potrebbe chiudere il cerchio intorno ad Andrea Sempio. Nel fascicolo redatto dalle forze dell’ordine c’è scritto che l’omicidio di Chiara Poggi potrebbe essere stato commesso tra le 9:12 e le 9:58 prima che Andrea Sempio chiamasse a telefono un amico. Secondo ipotesi la 26enne sarebbe stata colpita tra le 9:58 e le 11:25 quando all’allora diciannovenne arrivò sul telefonino una chiamata dei suoi genitori. Nella relazione finale dei carabinieri, come riportato dal Tg1, entrambe le fasce sono ritenute compatibili con le analisi dei contenuti gastrici della vittima. E questo potrebbe inchiodare definitivamente Andrea Sempio e, allo stesso tempo, scagionare Alberto Stasi.
Intanto è arrivata la replica circa le notizie uscite su una sua intercettazione.”Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti. Adesso accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell’indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio“, ha spiegato l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, in un video in cui ribadisce che sono chiari gli elementi a carico di Alberto Stasi nella sentenza definitiva e ha spiegato che Andrea Sempio viene “braccato e intercettato“, ma è “una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto” di Chiara Poggi.

La lotta in casa
La ricostruzione insiste sulla resistenza della vittima. Chiara avrebbe provato a liberarsi durante il trascinamento, avrebbe tentato di rialzarsi e sarebbe stata colpita ancora, prima davanti al mobiletto del telefono, poi vicino alla porta a soffietto che conduce alla cantina. I colpi decisivi sarebbero arrivati sulla scala, in particolare sul quarto gradino, dove le tracce proiettate sulle pareti dal martello insanguinato vengono considerate decisive dagli investigatori.
In quel punto l’assassino avrebbe lasciato alcune delle impronte oggi rivalutate. Tra queste la traccia 97F, la celebre impronta 33 e altri segni attribuiti al passaggio dell’aggressore dopo l’omicidio. Secondo questa lettura, il killer avrebbe guardato verso il basso, si sarebbe in parte ripulito, poi avrebbe raggiunto il bagno, lasciando orme sul tappetino. Il lavabo, però, non avrebbe mostrato tracce ematiche nello scarico.
La fuga e lo scontrino
La parte finale riguarda la fuga. Secondo inquirenti e investigatori, l’assassino avrebbe potuto uscire dalla villetta passando dal canale sul retro e poi da strade laterali poco frequentate, riducendo il rischio di essere visto. In questa fase viene collocato anche lo squillo partito dal cellulare di Sempio alle 9.58 verso l’amico Mattia Capra, con aggancio alla cella di via Santa Lucia.
La versione dello scontrino di Vigevano viene ritenuta falsa da carabinieri e pm. Per l’accusa, sarebbe stata costruita subito dopo per sostenere un alibi. Il 18 agosto 2007, quando Sempio venne sentito dai carabinieri, non gli sarebbe stato chiesto cosa avesse fatto in quel lunedì. È uno dei passaggi che oggi tornano al centro della nuova indagine sul caso Garlasco, mentre la ricostruzione dell’omicidio viene riletta alla luce delle tracce rimaste nella casa di Chiara Poggi.
Le intercettazioni: i dubbi sui video intimi e quell’immagine: “Tutto quel sangue…”
Al centro del soliloquio di Andrea Sempio, captato dalle “cimici” nella sua auto, c’è anche l’argomento dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, che l’indagato avrebbe visto, stando a quanto lui stesso affermato nell’intercettazione ambientale, che la difesa sostiene che fosse un mero commento a un podcast. “Lei dice ‘Non l’ho più trovato’ il video (…) io ho portato il video (…) anche lui lo sa… Perché ho visto… dal suo cellulare… Perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho dentro la penna“, è la trascrizione del soliloquio riportata dai giornali dopo l’interrogatorio del 38enne. In un’altra intercettazione riportata da Repubblica, si sentirebbe Sempio “macerarsi” sulla storia dei video intimi: “Me l’aspetto da un momento all’altro“. E qualche giorno dopo, un’altra frase ha catturato l’attenzione degli inquirenti: “Lì c’era sangue quando me ne sono andato“.


