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“Spiace, ma quei lupi…”. Il cane di Michele Serra sbranato: colpo basso di Mario Tozzi

Pubblicato: 07/05/2026 12:24

Un dolore personale diventato racconto pubblico, una riflessione che si allarga fino a toccare il rapporto tra esseri umani e fauna selvatica. La vicenda della perdita del cane del giornalista Michele Serra, avvenuta in Val Tidone e attribuita a un attacco di lupi, continua a generare un dibattito che supera il piano emotivo e si sposta su quello scientifico e culturale.

A intervenire è il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, che commenta la vicenda sulle pagine de La Stampa, affrontando il tema con una lettura critica delle narrazioni che circondano il rapporto tra uomo e natura. Un intervento che intreccia dolore, analisi e contrapposizioni di visione sul ruolo della fauna selvatica nel territorio.
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La replica di Mario Tozzi al racconto di Michele Serra

Nel suo intervento, Tozzi parte dalla vicenda raccontata da Michele Serra nella sua newsletter, dove il giornalista ha descritto la perdita del proprio cane in un contesto riconducibile alla presenza dei lupi in Val Tidone. Un episodio che ha suscitato forte emozione e dibattito pubblico.

Il geologo riconosce la dimensione emotiva della vicenda, ma solleva anche una critica di metodo e di impostazione generale. “nessuna di queste problematiche è posta correttamente, alcune si basano su presupposti falsi, e tutte sono frutto di quell’ideologia specista tipica dei sapiens che li porta a considerarsi ‘custodi della natura’ (!) e al vertice della piramide dei viventi. Ma tutte meritano una risposta, anche se scomoda”.

Un passaggio che introduce il cuore della sua riflessione, incentrata sulla relazione tra esseri umani e ecosistemi naturali.

L’espansione del lupo e il ruolo dell’uomo

Tozzi sottolinea come la presenza dei lupi in Europa sia legata a dinamiche ambientali ben precise. Secondo il divulgatore, i lupi “i lupi, insieme a tanti compagni selvatici, sono in espansione in tutta Europa grazie a inurbamento, abbandono dei terreni marginali, ritorno dei boschi, diffusione delle prede e protezione legale”.

Il geologo evidenzia inoltre come, a differenza di molte altre specie, il lupo non sia in regressione ma stia anzi recuperando spazi naturali lasciati liberi. Una dinamica che, nella sua analisi, si inserisce nel più ampio rapporto tra trasformazione del territorio e presenza umana.

Tozzi richiama anche un dato storico: “Prima delle terribili stragi moderne, i lupi italici arrivavano a 20.000 individui, senza che si sia mai registrata un’aggressione deliberata a un solo sapiens”.

La critica alla percezione del rischio e agli allevatori

Nel suo intervento, il geologo affronta anche il tema delle predazioni sugli allevamenti, in particolare quelli ovini, spesso citati come prova dell’impatto negativo della presenza del lupo.

Secondo Tozzi, una parte delle perdite attribuite ai lupi sarebbe in realtà legata ad altri fattori: “molte di quelle predazioni non sono causate da lupi, bensì da cani inselvatichiti dopo gli abbandoni (specie cani da caccia). Falsi problemi che vengono amplificati per una ragione di fondo culturale e ideologica”.

Una lettura che introduce un elemento di distinzione tra percezione e dati reali, tema centrale nel dibattito sulla gestione della fauna selvatica.

Natura, conflitto e visione culturale

Il passaggio più controverso dell’intervento riguarda la lettura culturale del rapporto tra uomo e lupo. Tozzi parla infatti di una visione distorta del rapporto con la natura: “A pensarci bene – tuona Tozzi -, un atteggiamento razzista, poco giustificato dal fatto che si tratta effettivamente di un’altra specie. E il lupo è sempre cattivo e bisogna stare attenti”.

Secondo il geologo, questa rappresentazione contribuisce a rafforzare una contrapposizione semplificata tra uomo e fauna selvatica, che non rispecchia la complessità degli ecosistemi contemporanei.

Il ruolo ecologico del lupo

Nella parte finale del suo intervento, Tozzi sottolinea anche il ruolo ecologico della specie, evidenziandone l’utilità negli equilibri ambientali.

“I lupi sono estremamente utili. Primo, tengono sotto controllo gli ungulati (cinghiali, cervi, daini) con la loro sola presenza. Secondo, ripristinano gli equilibri idrogeologici e territoriali”.

Un’affermazione che riporta il dibattito su un piano scientifico e ambientale, mettendo in evidenza la funzione del predatore all’interno degli ecosistemi naturali.

La vicenda, nata da un episodio personale e doloroso, si trasforma così in un confronto più ampio su biodiversità, gestione del territorio e convivenza tra uomo e fauna selvatica, con posizioni che restano profondamente divergenti.

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