Vai al contenuto

Cesare Battisti, la richiesta dal carcere. Scoppia la bufera: “Schiaffo alle vittime”

Pubblicato: 09/05/2026 18:13
primo piano di

Il 9 maggio 2026 si conferma una data profondamente divisiva per la coscienza civile italiana, segnata dal ricordo solenne delle vittime delle stragi e della violenza politica. Mentre le massime istituzioni dello Stato si riuniscono per onorare la memoria di chi ha pagato con la vita l’attacco al cuore della democrazia, la cronaca giudiziaria riporta al centro del dibattito la figura di Cesare Battisti.

L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo, attualmente detenuto presso la struttura carceraria di Massa Carrara, ha scelto proprio questa ricorrenza per far sentire la propria voce attraverso una missiva indirizzata al quotidiano La Nazione. La coincidenza temporale tra la celebrazione del sacrificio delle vittime e la rivendicazione dei diritti di un condannato per pluriomicidio ha innescato una durissima reazione politica e sociale, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate che risalgono agli anni di piombo.

La richiesta di umanità del detenuto

All’interno della sua lettera, Cesare Battisti espone la propria condizione di carcerato comune, sottolineando come la sua detenzione avvenga in un regime di media sicurezza senza l’applicazione del regime ostativo previsto dall’articolo 41 bis. L’ex terrorista evidenzia di aver già scontato oltre diciassette anni di reclusione e sostiene di essere rientrato, ormai da tempo, nei termini legali per accedere ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario italiano. Il fulcro della sua istanza riguarda la possibilità di ottenere un permesso di necessità per poter incontrare il figlio minore. Secondo quanto riferito dal condannato, il ragazzo starebbe attraversando un periodo di fragilità psicologica certificata, motivo per cui Battisti invoca la concessione di alcune ore di libertà per poter esercitare il proprio ruolo paterno e offrire sostegno al giovane.

Il percorso verso la semilibertà o i permessi premio sembra però aver subito una brusca battuta d’arresto. Battisti riferisce che, nonostante le aperture mostrate in passato dalla magistratura di sorveglianza durante alcune videoconferenze avvenute nel tardo 2025, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha espresso un parere negativo. Questa opposizione formale ha di fatto congelato le speranze del detenuto di riabbracciare il figlio dodicenne al di fuori delle mura carcerarie. Oltre alla questione degli affetti familiari, Battisti lamenta anche le attuali condizioni logistiche della sua carcerazione, contestando la permanenza in una cella condivisa. Tale situazione, a suo dire, ostacolerebbe seriamente la sua attività di scrittore e le altre iniziative di carattere pedagogico o creativo che rappresentano il suo principale strumento di interazione con il mondo culturale esterno.

La replica indignata delle associazioni

Le parole di Battisti non sono passate inosservate e hanno suscitato l’immediata e ferma opposizione dell’Osservatorio nazionale Anni di Piombo per la Verità Storica. Attraverso una nota ufficiale, l’ente ha definito la sortita dell’ex terrorista come un vero e proprio schiaffo alla memoria dei caduti. La critica si concentra sulla scelta provocatoria di diffondere tali richieste proprio nel giorno della commemorazione nazionale, trasformando il carcere in un palcoscenico per ottenere quella che viene definita una pietà ingiustificata. Per l’Osservatorio, ogni tentativo di rileggere i crimini commessi come semplici errori di gioventù rappresenta una negazione della storia e un insulto verso i padri, i figli e i servitori dello Stato che sono stati assassinati durante il periodo della lotta armata.

Il dibattito si sposta quindi sulla necessità di preservare una verità storica che non lasci spazio a ambiguità o giustificazionismi. La presidenza dell’Osservatorio, guidata da Potito Perruggini Ciotte, ribadisce che la dottrina Mitterrand e i decenni di latitanza trascorsi da molti terroristi all’estero non possono cancellare le responsabilità penali e morali di chi ha scelto la via del sangue. Viene espressa una forte preoccupazione per il rischio che l’opinione pubblica possa cadere nella trappola di umanizzare eccessivamente le figure dei carnefici, finendo per marginalizzare il dolore e le istanze di giustizia delle famiglie delle vittime. La memoria viene indicata come l’unico pilastro democratico capace di prevenire nuove derive violente, sottolineando che non può esserci dialogo con chi tenta di mitigare la gravità di atti che hanno segnato indelebilmente la storia repubblicana.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 09/05/2026 19:30

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure