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Iran, la minaccia nucleare scuote Trump: “Se ci attaccano arricchiamo l’uranio al 90%”

Pubblicato: 13/05/2026 07:46

L’Iran non si considera sconfitto e, alla vigilia del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping in Cina, torna ad alzare il livello dello scontro. Il messaggio arriva da Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione sicurezza del Parlamento iraniano, che nelle ultime settimane ha assunto una linea sempre più dura: in caso di nuovo attacco americano o israeliano, Teheran potrebbe spingersi fino all’arricchimento dell’uranio al 90%, la soglia necessaria per un uso militare. È un avvertimento diretto agli Stati Uniti, ma anche un segnale alla Cina, chiamata dall’Iran a svolgere un ruolo di garanzia nella possibile fine della guerra e in ogni eventuale accordo sul nucleare.

La carta cinese

A Teheran si teme che Trump voglia usare il faccia a faccia con Xi per ottenere pressioni decisive sull’alleato iraniano, soprattutto sul dossier nucleare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma gli iraniani contano sul fatto che Pechino non offrirà al presidente americano una via d’uscita facile, nonostante la Cina dipenda da Hormuz per una parte rilevante delle proprie forniture petrolifere. Secondo l’analisi che circola negli ambienti iraniani, la guerra avrebbe indebolito strategicamente Washington e Xi non avrebbe interesse a migliorare la posizione negoziale di Trump.

Il presidente americano, però, prova a ribaltare il tavolo. Ha sostenuto che l’uranio arricchito sepolto sotto le montagne di Isfahan dopo i bombardamenti potrebbe essere recuperato soltanto da due Paesi: Stati Uniti e Cina, gli unici dotati delle tecnologie necessarie. Una frase che sembra costruita per coinvolgere direttamente Pechino, ma che apre anche un interrogativo politico pesante: Trump è disposto a chiedere aiuto a Xi sul dossier iraniano? E, soprattutto, a quale prezzo?

Hormuz resta il nodo della crisi

L’Iran ha già indicato le proprie condizioni per tornare a trattare: fine della guerra su tutti i fronti, revoca delle sanzioni, sblocco dei beni congelati, risarcimenti e riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Proprio quest’ultimo punto resta il più esplosivo, perché riguarda non solo Washington e Teheran, ma l’intero equilibrio energetico della regione. Qatar e Turchia hanno chiesto che Hormuz torni alla situazione precedente alla guerra e non venga trasformato in un’arma geopolitica.

La minaccia dei pasdaran chiude ogni spiraglio immediato di distensione. “Chiunque osi mettere piede sul suolo iraniano subirà gravi danni”, è il messaggio arrivato da Teheran. Tradotto: un nuovo intervento militare americano o israeliano aprirebbe una fase ancora più dura del conflitto, con il rischio di un’ulteriore stretta sul petrolio in uscita da Hormuz e di una corsa iraniana verso la soglia nucleare militare.

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Ultimo Aggiornamento: 13/05/2026 07:47

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