
Un rapporto di oltre due anni di lavoro investigativo, migliaia di prove raccolte e centinaia di testimonianze. È questo il contenuto di “Silenced No More”, il dossier pubblicato il 12 maggio 2026 dalla Commissione civile sui crimini di Hamas del 7 ottobre contro donne e bambini. Il documento analizza nel dettaglio le violenze sessuali e gli abusi commessi durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele e nel periodo successivo della prigionia degli ostaggi.
Secondo il rapporto, Hamas e i gruppi affiliati avrebbero utilizzato violenze sessuali, torture e umiliazioni pubbliche come parte di una strategia deliberata di guerra e terrorismo psicologico contro la società israeliana. La Commissione sostiene che non si sia trattato di episodi isolati, ma di un metodo operativo sistematico e organizzato.
Oltre 10mila immagini e 430 testimonianze raccolte
Il dossier “Silenced No More” si basa su una quantità enorme di materiale investigativo. Gli autori parlano di oltre 10.000 fotografie e filmati, più di 1.800 ore di registrazioni video e almeno 430 interviste tra sopravvissuti, testimoni e ostaggi liberati.
Le prove raccolte riguardano gli attacchi avvenuti nei kibbutz israeliani, nell’area del Nova Music Festival, lungo le strade e nelle basi militari colpite durante il blitz del 7 ottobre. Il rapporto descrive una lunga serie di violenze, tra cui stupri singoli e di gruppo, torture sessuali, mutilazioni, esecuzioni successive agli abusi e profanazioni dei corpi.
Secondo la Commissione, molte vittime sarebbero state ritrovate ammanettate, immobilizzate o legate, mentre altre avrebbero subito violenze davanti ai propri familiari per aumentare l’impatto psicologico del trauma.
Le accuse: “Violenza sessuale usata come arma di guerra”
Uno degli aspetti centrali del rapporto riguarda la presunta sistematicità delle violenze. La Commissione afferma di aver individuato tredici schemi ricorrenti di aggressioni e abusi sessuali, considerati parte integrante della strategia dell’attacco.
Nel dossier si parla di una forma di violenza definita “kinocidale”, cioè mirata a distruggere il nucleo familiare e a colpire non soltanto la vittima diretta ma anche i parenti e l’intera comunità. In alcuni casi, sostiene il rapporto, familiari sarebbero stati costretti ad assistere agli abusi o addirittura coinvolti nelle violenze.
Le vittime documentate comprenderebbero donne, minori, uomini e ragazzi. Tra gli episodi citati figurano anche minacce di matrimonio forzato, sequestri di donne e bambini e violenze contro ostaggi durante la prigionia.
La diffusione dei video come strumento di terrore
Un altro elemento che emerge dal dossier riguarda l’uso dei social network e dei telefoni delle vittime. Secondo la Commissione, Hamas avrebbe utilizzato la diffusione online delle immagini delle violenze come strumento di propaganda e guerra psicologica.
Nel rapporto si parla di video delle aggressioni, dei rapimenti e delle profanazioni dei corpi condivisi direttamente online o inviati alle famiglie delle vittime. In molti casi, spiegano gli autori, sarebbero state proprio quelle immagini a permettere ai parenti di scoprire la sorte dei propri cari.
Secondo gli investigatori, la diffusione digitale delle atrocità avrebbe avuto l’obiettivo di amplificare il trauma collettivo, umiliare pubblicamente le vittime e terrorizzare la popolazione israeliana ben oltre il momento dell’attacco.
Le conclusioni del rapporto e le richieste alla comunità internazionale
Nelle conclusioni, la Commissione sostiene che Hamas e i suoi collaboratori abbiano commesso crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di natura genocidaria, oltre a violenze sessuali configurabili come tortura secondo il diritto internazionale.
Il dossier chiede quindi l’avvio di indagini e procedimenti giudiziari sia a livello nazionale sia internazionale, invitando a una cooperazione con gli organismi delle Nazioni Unite specializzati nella violenza sessuale nei conflitti.
La Commissione civile che ha realizzato il rapporto è guidata dalla giurista israeliana Cochav Elkayam-Levy ed è stata fondata con l’obiettivo di raccogliere prove sui crimini commessi durante il 7 ottobre e nel periodo di prigionia degli ostaggi.


