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“Due pesi e due misure”: rabbia all’Eurovision per la presenza di Israele

Pubblicato: 16/05/2026 21:18

Sale la tensione a poche ore dalla finale dell’Eurovision Song Contest di Vienna, dove centinaia di manifestanti sono scesi in piazza contro la partecipazione di Israele alla competizione musicale europea.
I partecipanti al corteo hanno sventolato bandiere palestinesi e portato un grande telo con migliaia di nomi di persone uccise a Gaza. Le proteste accusano l’Eurovision di “normalizzare i crimini di guerra” consentendo a Israele di esibirsi sul palco nonostante il conflitto in corso in Medio Oriente.

Le accuse contro l’Eurovision

Quella andata in scena oggi è la terza manifestazione organizzata a Vienna contro la presenza israeliana al concorso. Al centro delle critiche c’è soprattutto la scelta dell’Unione Europea di Radiodiffusione (UER), organizzatrice dell’evento, che continua a ribadire la natura “apolitica” dell’Eurovision.

Molti contestano però quella che viene considerata una disparità di trattamento rispetto alla Russia, esclusa dalla competizione nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. “Perché vietare la Russia ma non Israele?” è diventato infatti uno degli slogan principali delle proteste di queste ore.

Il caso dei broadcaster e il boicottaggio

Secondo quanto emerge, cinque importanti emittenti europee avrebbero deciso di boicottare questa edizione, scegliendo di non inviare artisti alla manifestazione.

Le contestazioni riguardano anche il modo in cui l’Eurovision avrebbe applicato il proprio regolamento. Diversi osservatori e manifestanti sostengono che le regole sarebbero state utilizzate in maniera incoerente tra il caso russo e quello israeliano.

Il voto popolare e le polemiche

Intanto cresce l’attenzione anche sul televoto. Al momento la Finlandia risulta tra i favoriti secondo i sondaggi, ma la cantante israeliana Noah Betan viene indicata tra i primi cinque artisti più votati.

Lo scorso anno Israele aveva conquistato il voto popolare con un ampio margine, sorprendendo molti osservatori. Successivamente era emerso che il governo israeliano aveva promosso una campagna online per spingere il pubblico europeo a sostenere il proprio artista, una pratica giudicata da molti contraria allo spirito originario della competizione.

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